Giacomo Properzj
Il fondatore di Telemilano, la ‘mamma’ di Canale 5

In ogni libro di storia della televisione, quando si parla della storia di Canale 5 ricorre sempre il nome di Giacomo Properzj.
Dati alla mano, l’avventura televisiva dell’attuale gruppo Mediaset è partita da una Tv condominiale di Milano 2, un’emittente che oggi classificheremmo come ‘street-Tv’.


Nato a Milano il 13 Marzo del ‘39, studia al milanesissimo liceo classico Beccaria. “Allora era ancora in piazza Missori quando ho iniziato, poi negli ultimi anni si è trasferito nell’attuale sede della zona fiera, che in confronto alla vecchia sembrava avveniristica”, ricorda oggi mentre mi riceve nell’elegante salotto di casa sua.

Dopo la licenza liceale si iscrive alla facoltà di Legge dell’Università Statale. “All’epoca c’erano ancora i parlamentini interfacoltà, ed io ero stato eletto subito quando ero ancora matricola; lì ho conosciuto Craxi, De Michelis, Martelli. Craxi aveva già finito, nel senso che non si era mai laureato”.
Dopo aver conseguito la laurea comincia a lavorare nel sistema finanziario, trasferendosi anche in Francia, sempre come agente di borsa, e al momento del ritorno all’ombra della Madonnina continua a lavorare per una banca d’oltralpe.

Nei vari libri di storia della televisione, o anche nei tanti articoli che si possono trovare scritti su Internet, non sempre sono chiare le date della fondazione di Telemilanocavo. C’è chi ad esempio la posticipa agli inizi degli anni ’80, dimenticandosi della gestione Properzj e attribuendone la fondazione a Silvio Berlusconi. L’unico punto fisso che accomuna i vari libri di storia della televisione è solo la professione svolta allora dal futuro Presidente della Provincia di Milano, dell’Atm e dell’Aem: dirigente bancario.
Comunque la data più attendibile è il settembre del 1974: Telemilano cominicia la sua avventura, 2 mesi dopo che era uscita la famosa sentenza della Corte Costituzionale che permetteva di diffondere programmi via cavo in ambito locale.
”L’idea mi è venuta perché tutti i giornali parlavano di Telebiella e Peppo Sacchi; io ero allora molto impegnato in politica e ho pensato che fosse interessante avere uno strumento molto nuovo”. Con queste parole ricorda il suo esordio nel mondo della libera emittenza. Properzj, a differenza di altri, non è mosso da puri interessi economici, o dal desiderio di fare una Tv di intrattenimento a base di spettacolo, ma con una straordinaria lungimiranza capisce l’importanza che il 28” del salotto può avere in politica.
”Rispetto ad altri avevo capito che il dibattito politico si sarebbe svolto da lì in avanti sulla televisione - aggiungendo senza falsa modestia che - comunque non avevo inventato niente perché in America il dibattito politico si svolgeva già alla radio”.

“Il problema era che allora l’unico sistema possibile era trasmettere via cavo, e per mettere giù i cavi a Milano bisognava avere la concessione; si pensava di partire dal centro, perché c’erano ascoltatori di un certo livello che avrebbero attratto investitori pubblicitari”, commenta oggi ricordando che se già fare televisione è costoso, cablare lo è esponenzialmente di più. Oggi i cavi coassiali portano anche 200 canali, all’epoca i migliori ne portavano al massimo 5 o 6, c’era poi il grande problema della ripetizione del segnale ogni certo numero di chilometri di cavo, per far sì che mantenesse una buona qualità delle trasmissioni.

“A un certo punto nel ‘75 ero buon amico di Moccagatta, che allora lavorava con Berlusconi, poi si è legato professionalmente a De Benedetti, e non so come mai una volta l’ho accompagnato a Milano 2, dove ho appreso che quel comprensorio aveva un’antenna centrale ed ho pensato che se ci avessero dato l’autorizzazione avremmo potuto creare una piccola stazione televisiva, decidendo così di collegare tra i 1200 e i 2000 appartamenti”.
L’idea è al tempo stesso semplice e geniale; negli anni di monopolio televisivo al pubblico era venuta voglia di informazione locale, di un canale che parlasse di loro, dei loro problemi; la lezione dei ‘Tupackamaroz del video’ di Telebiella, capitanati da Peppo Sacchi, è stata forte, e in tutta Italia cominciano a nascere emittenti libere.

Stupisce davvero sapere che Canale 5, la Tv che fa ascolti record invitando nei suoi talk show ministri, parlamentari, veline, calciatori e via dicendo, nella sua fase embrionale parlasse dei problemi di condominio: ”Invitavamo anche gente nota di Milano 2, i cui abitanti erano come i coloni americani, e questa televisione era anche uno strumento di conoscenza reciproca, poi pensavamo di proseguire da Milano 2 al quartiere Feltre di Milano, e poi cominciavano a essere costruiti altri condomini fuori dal comprensorio Edilnord”, aggiunge Properzj ricordando con piacere gli esordi della ‘sua’ Telemilano.

Oltre ai problemi di collegamento degli stabili non ancora connessi al sistema televisivo centralizzato del comprensorio del ‘Laghetto dei Cigni’, la vera difficoltà di Telemilano era creare i contenuti da trasmettere, anche dei semplici telegiornali potevano (e possono) avere costi esorbitanti per una struttura di dimensioni contenute.

In soccorso della piccola emittente, che trasmette da un negozio del caratteristico ‘serpentone’ (i famosi portici di Milano 2) arriva la Mondadori, allora sotto la gestione targata Formenton, che non era ancora decisa ad entrare con convinzione nel nascente business della Tv. I futuri editori di Rete 4 avevano incominciato a fare dei videonastri (il Vhs non esisteva ancora) con argomenti tipo “La storia della Ferrari”.
“Ci regalavano questi videonastri e li trasmettevamo, ma erano solo 5 o 6 titoli” dice Properzj, ricordando invece il grosso aiuto che la sua emittente ebbe dalle elezioni del ’76. “Elezioni che si svolsero in un clima drammatico, erano i tempi delle brigate rosse”, aggiunge.
I candidati apprezzano moltissimo la novità, introdotta dal lungimirante Properzj (che per i programmi di politica si trasformò addirittura in anchorman), che i partiti pagavano per andare in onda e si creavano, insomma, dei veri e propri spazi autogestiti.

Telemilano aveva anche due giovanissimi dipendenti stipendiati; uno di questi oggi fa ancora il cameraman in una nota Tv locale lombarda. A dare una mano da punto di vista della gestione in video c’era Marino Nicora, regista e titolare di una società di prodotti audiovisivi.
Ma il vero propulsore dell’emittente erano i cittadini del quartiere di Milano 2, che spingendosi l’un l’altro cercavano di andare in onda. I dirigenti di Telemilano davano generosamente molto spazio a queste iniziative, in quanto garantivano audience sicuro.

Al di fuori dei periodi di campagna elettorale, la vendita degli spazi pubblicitari si rivela essere un’impresa assai complicata, in poco tempo si crea un debito di 180.000.000 di lire (corrispondenti ai 90.000 euro di oggi). “La cifra non era rilevante, ma io non avevo capitale; ero vicedirettore della Banque Indosuez” (banca nata dalla fusione delle due storiche Banche di Indocina e di Suez). “Io lavoravo lì e dovevo curare il mio lavoro; ai miei datori avevo chiesto la possibilità di un fido, ma sostenevano che fosse irregolare concedere un prestito a un proprio dipendente. Per la verità non mi ero allora preoccupato di chiedere ad altre banche, e comunque non avevo la possibilità di esibire garanzie”.
Properzj, che intanto non ha più al suo fianco il socio Alceo Moretti, trasferitosi in Brasile si trova quindi ad un bivio: dare le dimissioni dalla banca o buttarsi a capofitto nella rischiosa avventura televisiva.
“Sono stato vile e ho venduto”, commenta oggi. “Uno che avesse avuto più spirito imprenditoriale di me non l’avrebbe ceduta, allora non avevo capito che dopo poco tempo la situazione sarebbe esplosa”.

Complici anche le sentenze della Corte Costituzionale, che stabiliscono la libertà di trasmissione per le emittenti libere, da lì a poco parte il fenomeno del Far West televisivo, che porta l’Italia a essere il primo paese al mondo per numero di emittenti (nel 1978 arrivarono alla cifra record di oltre 1500!).

“Un pomeriggio ero al telefono con Paolo Pillitteri, allora assessore al Comune di Milano, per me era una telefonata importante, io speravo in aiuti da parte del Comune e quindi stavo lì a parlare con questo assessore, ho visto un ometto piccolo con un sorriso cordiale, si è presentato e mi ha detto: piacere, Silvio Berlusconi. Conoscevo il nome, eravamo suoi inquilini, mi sono alzato in piedi e gli ho stretto la mano, l’ho fatto accompagnare da uno dei miei collaboratori nello studio di sotto, dopo un minuto è risalito, ha salutato ed è uscito, ma io ero ancora al telefono. Per tutta la vita mi sono rimproverato di non aver posato il telefono e di non averlo accompagnato, o magari stabilito un rapporto più diretto che mi avesse consentito di essere inserito nell’equipe del nascente grosso progetto della Tv”, ricorda oggi con una voce che tradisce un misto di divertimento e rimpianto per quell’episodio.

Il futuro ‘Sua Emittenza’ si offre puoi di comprare Telemilano per la simbolica cifra di Lire 1, accollandosi i debiti, che in gran parte erano costituiti proprio dai canoni di affitto degli studi che l’emittente doveva alla Edilnord.
Da un negozio con una sola vetrina e relativo scantinato (in tutto una sessantina di metri quadrati) parte quello che diventerà il più grande gruppo televisivo privato italiano. Berlusconi, dopo l’acquisto, mantiene per un certo periodo il nome Telemilano, poi ha l’idea di chiamarla Canale 5 per convincere i telespettatori a memorizzare la frequenza sul tasto 5 del telecomando.
E anche Giacomo Properzj concorda con chi sostiene che l’avventura nel mondo della televisione ha fatto da volano alla carriera di Silvio Berlusconi, fino ad allora brillante imprenditore edile ma con orizzonti poco più che meneghini.

Alla domanda su quale aspetto della sua avventura televisiva dovrebbe essere più ricordato, risponde sottolineando il fatto che lui avesse comunque puntato sulla televisione cavo. “Che poi non si è sviluppato in Italia. La televisione via cavo sarebbe stata più seria, l’etere ha una concorrenza sfrenata e impone agli editori di abbassare il livello per facilitare l’audience. Tra televisioni c’era comunque un po’ di concorrenza, ognuno cercava di coltivare il proprio orticello, tutti cercavano di farsi vedere”, ricorda con amarezza.

Dopo la cessione dell’emittente Properzj rimane per un anno ancora nel consiglio di amministrazione di Telemilano, poi è stato presidente sia dell’Atm che dell’Aem, le due utilities milanesi dell’energia e dei trasporti allora municipalizzate, oltre che presidente della Provincia di Milano.

Comunque sia andata, Giacomo Properzj è entrato di diritto nella storia della televisione commerciale italiana, scrivendo il suo nome accanto a quello di Peppo Sacchi, Enzo Tortora, Renzo Villa, Cino Tortorella, Ettore Andenna, insomma tutti i pionieri, noti o meno noti, di questo straordinario mondo. E in questo sito non poteva mancare una pagina dedicata a lui.

di Riccardo Esposito