Nato a
Milano il 13 Marzo del ‘39, studia al milanesissimo liceo
classico Beccaria. “Allora era ancora in piazza Missori
quando ho iniziato, poi negli ultimi anni si è trasferito
nell’attuale sede della zona fiera, che in confronto alla
vecchia sembrava avveniristica”, ricorda oggi mentre mi
riceve nell’elegante salotto di casa sua.
Dopo la licenza liceale si iscrive alla facoltà di Legge
dell’Università Statale. “All’epoca c’erano ancora i
parlamentini interfacoltà, ed io ero stato eletto subito quando
ero ancora matricola; lì ho conosciuto Craxi, De Michelis,
Martelli. Craxi aveva già finito, nel senso che non si era mai
laureato”.
Dopo aver conseguito la laurea comincia a lavorare nel sistema
finanziario, trasferendosi anche in Francia, sempre come agente
di borsa, e al momento del ritorno all’ombra della Madonnina
continua a lavorare per una banca d’oltralpe.
Nei vari libri di storia della televisione, o anche nei tanti
articoli che si possono trovare scritti su Internet, non sempre
sono chiare le date della fondazione di Telemilanocavo. C’è
chi ad esempio la posticipa agli inizi degli anni ’80,
dimenticandosi della gestione Properzj e attribuendone la
fondazione a Silvio Berlusconi. L’unico punto fisso che
accomuna i vari libri di storia della televisione è solo la
professione svolta allora dal futuro Presidente della Provincia
di Milano, dell’Atm e dell’Aem: dirigente bancario.
Comunque la data più attendibile è il settembre del 1974:
Telemilano cominicia la sua avventura, 2 mesi dopo che era
uscita la famosa sentenza della Corte Costituzionale che
permetteva di diffondere programmi via cavo in ambito locale.
”L’idea mi è venuta perché tutti i giornali parlavano
di Telebiella e Peppo Sacchi; io ero allora molto impegnato in
politica e ho pensato che fosse interessante avere uno strumento
molto nuovo”. Con queste parole ricorda il suo esordio nel
mondo della libera emittenza. Properzj, a differenza di altri,
non è mosso da puri interessi economici, o dal desiderio di
fare una Tv di intrattenimento a base di spettacolo, ma con una
straordinaria lungimiranza capisce l’importanza che il 28”
del salotto può avere in politica.
”Rispetto ad altri avevo capito che il dibattito politico
si sarebbe svolto da lì in avanti sulla televisione -
aggiungendo senza falsa modestia che - comunque non avevo
inventato niente perché in America il dibattito politico si
svolgeva già alla radio”.
“Il problema era che allora l’unico sistema possibile
era trasmettere via cavo, e per mettere giù i cavi a Milano
bisognava avere la concessione; si pensava di partire dal
centro, perché c’erano ascoltatori di un certo livello che
avrebbero attratto investitori pubblicitari”, commenta
oggi ricordando che se già fare televisione è costoso, cablare
lo è esponenzialmente di più. Oggi i cavi coassiali portano
anche 200 canali, all’epoca i migliori ne portavano al massimo
5 o 6, c’era poi il grande problema della ripetizione del
segnale ogni certo numero di chilometri di cavo, per far sì che
mantenesse una buona qualità delle trasmissioni.
“A un certo punto nel ‘75 ero buon amico di Moccagatta, che allora lavorava con Berlusconi, poi si è legato
professionalmente a De Benedetti, e non so come mai una volta
l’ho accompagnato a Milano 2, dove ho appreso che quel
comprensorio aveva un’antenna centrale ed ho pensato che se ci
avessero dato l’autorizzazione avremmo potuto creare una
piccola stazione televisiva, decidendo così di collegare tra i
1200 e i 2000 appartamenti”.
L’idea è al tempo stesso semplice e geniale; negli anni di
monopolio televisivo al pubblico era venuta voglia di
informazione locale, di un canale che parlasse di loro, dei loro
problemi; la lezione dei ‘Tupackamaroz del video’ di
Telebiella, capitanati da Peppo Sacchi, è stata forte, e in
tutta Italia cominciano a nascere emittenti libere.
Stupisce davvero sapere che Canale 5, la Tv che fa ascolti
record invitando nei suoi talk show ministri, parlamentari,
veline, calciatori e via dicendo, nella sua fase embrionale
parlasse dei problemi di condominio: ”Invitavamo anche
gente nota di Milano 2, i cui abitanti erano come i coloni
americani, e questa televisione era anche uno strumento di
conoscenza reciproca, poi pensavamo di proseguire da Milano 2 al
quartiere Feltre di Milano, e poi cominciavano a essere
costruiti altri condomini fuori dal comprensorio Edilnord”,
aggiunge Properzj ricordando con piacere gli esordi della
‘sua’ Telemilano.
Oltre ai problemi di collegamento degli stabili non ancora
connessi al sistema televisivo centralizzato del comprensorio
del ‘Laghetto dei Cigni’, la vera difficoltà di Telemilano
era creare i contenuti da trasmettere, anche dei semplici
telegiornali potevano (e possono) avere costi esorbitanti per
una struttura di dimensioni contenute.
In soccorso della piccola emittente, che trasmette da un
negozio del caratteristico ‘serpentone’ (i famosi portici di
Milano 2) arriva la Mondadori, allora sotto la gestione targata
Formenton, che non era ancora decisa ad entrare con convinzione
nel nascente business della Tv. I futuri editori di Rete 4
avevano incominciato a fare dei videonastri (il Vhs non esisteva
ancora) con argomenti tipo “La storia della Ferrari”.
“Ci regalavano questi videonastri e li trasmettevamo, ma
erano solo 5 o 6 titoli” dice Properzj, ricordando invece
il grosso aiuto che la sua emittente ebbe dalle elezioni del
’76. “Elezioni che si svolsero in un clima drammatico,
erano i tempi delle brigate rosse”, aggiunge.
I candidati apprezzano moltissimo la novità, introdotta dal
lungimirante Properzj (che per i programmi di politica si
trasformò addirittura in anchorman), che i partiti pagavano per
andare in onda e si creavano, insomma, dei veri e propri spazi
autogestiti.
Telemilano aveva anche due giovanissimi dipendenti
stipendiati; uno di questi oggi fa ancora il cameraman in una
nota Tv locale lombarda. A dare una mano da punto di vista della
gestione in video c’era Marino Nicora, regista e titolare di
una società di prodotti audiovisivi.
Ma il vero propulsore dell’emittente erano i cittadini del
quartiere di Milano 2, che spingendosi l’un l’altro
cercavano di andare in onda. I dirigenti di Telemilano davano
generosamente molto spazio a queste iniziative, in quanto
garantivano audience sicuro.
Al di fuori dei periodi di campagna elettorale, la vendita
degli spazi pubblicitari si rivela essere un’impresa assai
complicata, in poco tempo si crea un debito di 180.000.000 di
lire (corrispondenti ai 90.000 euro di oggi). “La cifra non
era rilevante, ma io non avevo capitale; ero vicedirettore della
Banque Indosuez” (banca nata dalla fusione delle due
storiche Banche di Indocina e di Suez). “Io lavoravo lì e
dovevo curare il mio lavoro; ai miei datori avevo chiesto la
possibilità di un fido, ma sostenevano che fosse irregolare
concedere un prestito a un proprio dipendente. Per la verità
non mi ero allora preoccupato di chiedere ad altre banche, e
comunque non avevo la possibilità di esibire garanzie”.
Properzj, che intanto non ha più al suo fianco il socio Alceo
Moretti, trasferitosi in Brasile si trova quindi ad un bivio:
dare le dimissioni dalla banca o buttarsi a capofitto nella
rischiosa avventura televisiva.
“Sono stato vile e ho venduto”, commenta oggi. “Uno che
avesse avuto più spirito imprenditoriale di me non l’avrebbe
ceduta, allora non avevo capito che dopo poco tempo la
situazione sarebbe esplosa”.
Complici anche le sentenze della Corte Costituzionale, che
stabiliscono la libertà di trasmissione per le emittenti
libere, da lì a poco parte il fenomeno del Far West televisivo,
che porta l’Italia a essere il primo paese al mondo per numero
di emittenti (nel 1978 arrivarono alla cifra record di oltre
1500!).
“Un pomeriggio ero al telefono con Paolo Pillitteri,
allora assessore al Comune di Milano, per me era una telefonata
importante, io speravo in aiuti da parte del Comune e quindi
stavo lì a parlare con questo assessore, ho visto un ometto
piccolo con un sorriso cordiale, si è presentato e mi ha detto:
piacere, Silvio Berlusconi. Conoscevo il nome, eravamo suoi
inquilini, mi sono alzato in piedi e gli ho stretto la mano,
l’ho fatto accompagnare da uno dei miei collaboratori nello
studio di sotto, dopo un minuto è risalito, ha salutato ed è
uscito, ma io ero ancora al telefono. Per tutta la vita mi sono
rimproverato di non aver posato il telefono e di non averlo
accompagnato, o magari stabilito un rapporto più diretto che mi
avesse consentito di essere inserito nell’equipe del nascente
grosso progetto della Tv”, ricorda oggi con una voce che
tradisce un misto di divertimento e rimpianto per
quell’episodio.
Il futuro ‘Sua Emittenza’ si offre puoi di comprare
Telemilano per la simbolica cifra di Lire 1, accollandosi i
debiti, che in gran parte erano costituiti proprio dai canoni di
affitto degli studi che l’emittente doveva alla Edilnord.
Da un negozio con una sola vetrina e relativo scantinato (in
tutto una sessantina di metri quadrati) parte quello che
diventerà il più grande gruppo televisivo privato italiano.
Berlusconi, dopo l’acquisto, mantiene per un certo periodo il
nome Telemilano, poi ha l’idea di chiamarla Canale 5 per
convincere i telespettatori a memorizzare la frequenza sul tasto
5 del telecomando.
E anche Giacomo Properzj concorda con chi sostiene che
l’avventura nel mondo della televisione ha fatto da volano
alla carriera di Silvio Berlusconi, fino ad allora brillante
imprenditore edile ma con orizzonti poco più che meneghini.
Alla domanda su quale aspetto della sua avventura televisiva
dovrebbe essere più ricordato, risponde sottolineando il fatto
che lui avesse comunque puntato sulla televisione cavo. “Che
poi non si è sviluppato in Italia. La televisione via cavo
sarebbe stata più seria, l’etere ha una concorrenza sfrenata
e impone agli editori di abbassare il livello per facilitare
l’audience. Tra televisioni c’era comunque un po’ di
concorrenza, ognuno cercava di coltivare il proprio orticello,
tutti cercavano di farsi vedere”, ricorda con amarezza.
Dopo la cessione dell’emittente Properzj rimane per un anno
ancora nel consiglio di amministrazione di Telemilano, poi è
stato presidente sia dell’Atm che dell’Aem, le due utilities
milanesi dell’energia e dei trasporti allora municipalizzate,
oltre che presidente della Provincia di Milano.
Comunque sia andata, Giacomo Properzj è entrato di diritto
nella storia della televisione commerciale italiana, scrivendo
il suo nome accanto a quello di Peppo Sacchi, Enzo Tortora,
Renzo Villa, Cino Tortorella, Ettore Andenna, insomma tutti i
pionieri, noti o meno noti, di questo straordinario mondo. E in
questo sito non poteva mancare una pagina dedicata a lui.
di Riccardo Esposito