Televisioni locali

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Le Televisioni locali sono televisioni libere che trasmettono in ambito locale. In nessun paese al mondo, salvo per certi aspetti l'Australia, c'è un fenomeno analogo. Tuttora il loro numero supera le 600 unità.

Indice

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 Storia

 Il periodo della TV via cavo

La situazione di partenza in Italia era il monopolio televisivo. Anche nel 1960 la Corte Costituzionale aveva difeso la legittimità della legge che lo aveva istituito sulla base della considerazione che le frequenze disponibili sono un numero limitato e ammettere altre concessioni oltre ad una società di natura pubblica avrebbe portato al pericolo di un accentramento monopolistico inmani private.

Ci furono alcuni tentativi di rompere questo monopolio. Quello che riuscì a scardinare il sistema fu quello operato da Peppo Sacchi con telebiella che decise di trasmettere via cavo. La legge allora vigente era il Codice Postale del 1936 che proibiva l'utilizzo, senza speciale autorizzazione di cavi per un elenco dettagliato di trasmissioni: telefonia ecc.) La televisione, al momento sconosciuta, non era contemplata. Trattandosi di norma penale, non era ammessa l'analogia e pertanto a parere del pretore di Biella,Giuliano Grizi, la trasmissione televisiva via cavo era lecita.

I fautori del monopolio televisivo avevano una forte componente nel governo allora in carica che intervenne per bloccare l'esperimento: Nel 1970 il Parlamento con legge delega aveva delegato il governo ad emanare i testi unici per semplificare il quadro legislativo e pertanto nel nuovo testo unico, anziché elencare le singole voci, richese la necessità di una autorizzazione per tutte le forme di Telecomunicazioni. Di fronte alla denuncia della Polizia postale si iniziò davanti al Pretore di Biella un procedimento penale a carico del Sacchi, ma la difesa sostenne l'incostituzionalità del provvedimento delegato. La Corte Costituzionale, con sentenza del 1974 riconobbe che la scarsità delle frequenze via etere non poteva essere invocata per giustificare il divieto di trasmettere via cavo che pertanto fu ammessa.

In breve ci fu tutto un fiorire di nuove TV via cavo.

 La definizione di ambito locale

Il legislatore intervenne per colmare il vuoto legislativo, e i fautori del monopolio RAI trovarono il modo di esprimere tutta una serie di vincoli molto pesanti: l'ambito delle trasmissioni non poteva eccedere l'ambito comunale o di zone contigue con non più di 150.00 abitanti, le reti dovevano essere con cavi monocale, in modo che poteva servire una sola televisione locale.

 La sentenza del 1976 e l'inizio delle trasmissioni via etere

La Corte Costituzionale nel 1976 cambiò orientamento giurisprudenziale e ammise anche la trasmissione via etere, purché in ambito locale. La stessa corte dettava i principi a cui si sarebbe dovuto attenere il legislatore.

Il periodo successivo da un lato vede il sorgere di un migliaio di iniziative locali, dall'altro la totale rinuncia da parte dello stato a regolamentare la materia.

La definizione di Far West televisivo è molto efficace e ben cescrive un clima in cui non era raro il sabotaggio fisico ai ripetitori. Le televisioni che trasmettevano regolarmente programmi ammontavano ad un migliaio.

Una prima via di chiarimento avvenne attraverso l'introduzione in Italia di un istituto diffuso tra la televisione commerciale americana: la syndication: più televisioni per parte almeno del loro palinsesto ricorrevano a programmi confezionati da altre emittenti aderenti al loro sistema. Attraverso questa strada la Fininvest (poi divenuta Mediaset), assorbendo le fallimentari iniziative di grandi editori come Mondadori e Rizzoli, Perrone, Caracciolo venne a creare tre reti nazionali Canale 5, Italia 1, Rete quattro. L'intervento della magistratura ordinaria decretò tale pratica illegale. Da qui l'intervento del Governo con il c.d. Decreto Craxi, le pronunce della Corte Costituzionale che ritiene la situazione violatoria dei principi della concorrenza, il rinvio del problema all'introduzione della nuova tecnologia digitale, che moltiplicando i canali utilizzabili, elimina alla radice il problema dell'Antitrust.

 Il giudizio della critica

In una situazione così caotica ovviamente la qualità dei programmi era la più varia. Per molti attori, presentatori registi le Tv locali sono stati una scuola paragonabile al ruolo che ha avuto l'avanspettacolo per la gente di spettacolo tra le due guerre.

La critica televisiva ha in un perimo momento espresso giudizi estremamente negativi. Con una espressione che avrà fortuna Aldo Grasso la chiama "la tv del sommerso".

Il Corriere della Sera così, però presenta il testo che lo stesso autore scrive nel 2004 Qualche anno fa la parabola dell'emittenza locale pareva seriamente in discesa: costi di gestione sempre più onerosi, scarsità di introiti pubblicitari, spietatezza dei grandi network nell'acquisire frequenze. Poi è successo qualcosa di imprevedibile: nonostante l'avvento della tv satellitare facesse prevedere il peggio, le tv locali sono rifiorite, quasi per contrasto, per una diffusa paura della globalizzazione. Anzi è capitato qualcosa di ancora più significativo: mentre la tv generalista vive in una fase di stagnazione l'emittenza locale, nel giro di un decennio, ha più che raddoppiato il suo fatturato pubblicitario, ha lanciato nell'etere curiose proposte e ha creato vere e proprie comunità virtuali.

Ancora nel 2005 Joseph Baroni ne suo Dizionario della televisione nel paragonare il proprio lavoro con analoghe iniziative della situazione all' estero, così si esprime: I miei coleghi all'estero hanno sempre avuto a disposizione una o più fonti cui fare riferimento per le campagne di rete. Nel nostro caso potevamo confidare solo nella nostra giovane memoria e nella nostra cutura personale, per ricostruire fatti e avvenimenti o più semplicemente, ritrovare citazioni, La realizzazione di questo dizionario mi è parsa dunque una opportunità per colmarealmeno in parte quessta lacuna......................... è venuto subito alla luce un problema che ritengo cronico nel nostro paese, cioè la totale assenza di archivi...........................Del resto come è possibile consultare l'archivio di una Rete che non esiste più o di un altra che non ha mai archiviato niente?.

Per fortuna prima che tutto questo patrimonio di ricordi venga definitivamente disperso gli editori italiani hanno promosso tutta una serie di iniziative editoriali di grande pregio. Mondadori ha iniziato pubblicando nel marzo del 2006 il testo di Dotto e Piccinini, il mucchio selvaggio che ha l'indubbio merito, oltre ad essere stato scritto da due dei protagonisti di quegli "anni ruggenti" di aver scoperto che sui siti e sui forum esiste una legione di appassionati che, in un confronto continuo, suppliscono alle lacune dei ricordi personali.

Con ironia affettuosa così dice la prefazione: abbiamo incrociato di tutto lungo il percorso. Nostalgici, maniaci, feticisti come i collezionisti di monoscopi d'epoca che si fiutano nei forum Vere proprie confraternite.....Una tribù enorme e dispersa che -ecco l'ambizione- in queste pagine potrà riconoscersi e soprattutto riconoscere qualche cosa che vale la pena essere vissuto.

Un importante riconoscimento dei media alla validità di questa impostazione è stata data dalla trasmissione Matrix di una televisione nazionale come Canale 5 che ha seguito la fasariga di quanto proposto nel libro di Dotto e piccinini, inseguendo personaggi ivi citati: Peppo Sacchi, per Telebiella, Gregorio per Telenapoli, e poi Guido Angeli e Nonno Ugo, consacrando così defnitivamente personaggi che sembravano dimenticati.

Mondadori è anche l'editore del nuovo testo di Aldo Grasso, che autocita, la sua vecchia espressione "La Tv del sommerso, e che dà in questo modo, un riconoscimento della critica accademica a questo fiorire di revivals.

 Bibliografia

 Collegamenti esterni

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Televisioni_locali"