Telemilanocavo

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Telemilanocavo era una televisione privata via cavo realizzata nel quartiere modello Milano 2.

Silvio Berlusconi, con la sua Edilnord nel realizzare una città satellite nel comune di Segrate, alle porte di Milano, aveva dato molta importanza anche a dettagli estetici, in altre iniziative trascurati.

Gli urbanisti a cui si era affidato, per evitare l'impatto negativo delle antenne televisive, avevano realizzato una rete cablata, in cui era rimasto ancora utilizzabile un canale.

Giacomo Properzj, un versatile uomo politico che poi divenne anche presidente della Provincia di Milano, presidente delle municipalizzate milanesi A.T.M (trasposti pubblici) e AEM, (elettricità e gas) ed anche sindaco di Segrate, fondò nel settembre 1974, insieme ad Alceo Moretti, una televisione privata che utilizzava, appunto, il canale disponibile nella rete cablata. Da poco la Corte Costituzionale (luglio 1974) [2] aveva affermato il principio che i privati potevano trasmettere il segnale televisivo via cavo perché il monopolio era giustificato per l'utilizzo delle radiofrequenze, che è un bene finito, non in altri campi. Il nome dell'emittente era Telemilanocavo.

In parlamento, tuttavia le forze che difendevano il monopolio televisivo della Rai erano ancora preponderanti, perciò la legge resa necessaria per colmare il vuoto legislativo introdotto dalla sentenza di incostituzionalità, tentò di circoscrivere grandemente gli spazi per una relevisione lira: poteva operare solo nell'ambito di un comune o di zone con non più di 150.000 abitanti, ogni cablatura poteva essere utilizzata da un solo concessionario televisivo [3]. Milano due era invece cablata con cavo coassiale multicanale.

Ma non fu questo ostacolo giuridico a determinare un veloce cambiamento di rotta per Telemilanocavo perché dopo poco, l'era delle televisioni via cavo in Italia, era già finita prima ancora di essere iniziata. La Corte Costituzionale con una sentenza del 1976 autorizzava le televisioni private a trasmettere anche via etere, purché sempre in un ambito locale.

La trasmissione via etere presenta l'indubbio vantaggio di far risparmiare l'enorme investimento della cablatura che, con la tecnologia dell'epoca, determinava una perdita di segnale, e gli investimenti potevano essere concentrati sulle dotazioni degli studi televisivi. Nacquero, perciò un enorme fiorire di iniziative concorrenti,e ad un lievitare dei costi si accompagnava una diminuzione dei ricavi da introiti pubblicitari.

In un quartiere dove tutto inizialmente apparteneva all'Edilnord, anche Telemilanocavo era affittuaria dell'Edilnord. Con il passare del tempo gli affitti accumulati ammontavano ad una quantità di denaro non trascurabile, ma comunque si trattava di cifre non eccessive.

Il prezzo di cessione fu stabilito in lire una, [1], oltre al rilievo dei debiti. La valutazione di una sola lira è quello che in diritto romano si diceva Nummo uno , cioè un prezzo simbolico. Non esisteva all'epoca un vero e proprio mercato delle televisioni private, ma le situazioni analoghe, anche in Lombardia, avevano visto valutazioni fatte su parametri totalmente differenti.

Successivamente la televisione, che trasmetteva ormai via etere, assunse la denominazione di Telemilano e successivamente di Telemilano 58 dal nome del canale utilizzato per le trasmissioni, che divenne il nucleo più importante del futuro Canale 5.

I cultori della storia delle televisioni private hanno sottolineato la grande differenza di visione tra i fondatori di Telemilanocavo e la proprietà di Telemilano 58, per i primi c'era la mentalità legata ad un servizio agli abitanti di un supercondominio, per i secondi il punto di partenza per la conquista del mercato della televisione in Italia.

[modifica] Riferimenti

  1. Intervista a Giacomo Properzj,Il Fondatore di telemilano cavo, a cura di R.E. La Voce di Milano, [1]


[modifica] Collegamenti esterni

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