La battaglia di Telebiella

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A metà degli anni sessanta, cominciano nei sottoscala e nelle soffitte di alcuni appassionati i primissimi tentativi di dare vita a televisioni privati. Tuttavia gli ostacoli sono grossissimi: di fatto le telecamere e i trasmettitori non sono oggetti liberamente in commercio. Non si registrano quindi esperienze significative in questa fase, ma solo timidi tentativi di appassionati tra cui i due fratelli torinesi Judica- Covilla. Ma anche nel caso torinese, non si può parlare di una vera e propria emittente televisiva, in quanto la "cablatura" dell'impianto via cavo era limitata ad un solo palazzo. Intanto, mentre si trova a Bellinzona per collaborare con la televisione svizzera di lingua italiana, il regista della Rai Peppo Sacchi, viene a conoscenza della tv via cavo. Qualche anno dopo, lo stesso Sacchi, sarà il fondatore di [telebiella], di fatto prima emittente libera italiana. Grazie a telebiella, esplode il fenomeno delle tv libere via cavo. Da caso mediatico a caso giudiziario il passo è breve.Il governo reagì con il D.P.R n. 156 del 29/3/1973 che unificava tutti i mezzi di comunicazione a distanza in una sola categoria, rendendo così illegali i canali privati, e disponendone la disattivazione con un successivo decreto del maggio dello stesso anno.Tutte le emittenti eseguirono l'ordine tranne Telebiella, che continuò ostinatamente le trasmissioni.Peppo Sacchi e i suoi collaboratori cominciano un duro braccio di ferro, e vengono ribattezzati "I tupackamaroz del video".Il primo giugno 1973 il governo Andreotti fece oscurare dall'escopost l'emittente. La questione divenne di rilevanza politica nazionale perché i repubblicani ritirarono, proprio sul tema della riforma della televisione, l'appoggio esterno al Governo Andreotti II che fu costretto a dimettersi.La battuta fu che "Andreotti, inciampò nel cavo di Telebiella e cadde"

Telebiella conduce quindi una coraggiosissima battaglia legale: un cittadino biellese, denuncia infatti alla pretura di Biella Peppo Sacchi, per violazione delle norme in materia di comunicazioni postali. Il pretore,Giuliano Grizi, interrompe il procedimento nei confronti del Sacchi, e in qualità di "Giudice a Quo", solleva il dubbio di incostitituzionalità alla corte costituzionale. Risultato della battaglia legale sono la Sentenza n. 225 del 1974 e Sentenza n. 226 del 1974, per quanto riguarda gli impianti di televisione via cavo e la ripetizione delle televisioni estere in lingua italiana (telemontecarlo, TeleCapodistria,televisione svizzera di lingua italiana). La successiva Sentenza n. 202 del 1976 è fondamentale per quanto riguarda le emittenti locali via etere.

La sentenza "rivoluzionaria" che farà partire l'epopea del "Far West televisivo", è la Sentenza n. 202 del 1976 Nasce il fenomeno tutto italiano delle televisioni locali e delle radio libere, alla fine degli anni settanta si toccherà la cifra record di oltre 1500 emittenti televsive.