Enzo Jannacci

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«E sempre allegri bisogna stare,
ché il nostro piangere fa male al re,
fa male al ricco e al cardinale,
diventan tristi se noi piangiam.»
(Enzo Jannacci e Dario Fo, Ho visto un re)

Vincenzo Jannacci, noto come Enzo Jannacci (Milano, 3 giugno 1935), è un cantautore e musicista italiano.

Indice

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  Biografia

Enzo Jannacci nasce a Milano il 3 giugno 1935. Il ramo paterno della sua famiglia è di origine pugliese: il nonno, Vincenzo, emigrò a Milano da Bari poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Il ramo materno è lombardo.

Il padre di Enzo è ufficiale dell'aeronautica e lavora all'aeroporto Forlanini (oggi più noto come Milano Linate) citato in El portava i scarp del tennis; parteciperà in seguito alla Resistenza e in particolare alla difesa della sede dell'Aviazione in piazza Novelli a Milano, un'impresa che ispirerà canzoni come Sei minuti all'alba.

Dopo la maturità classica all'Istituto Moreschi, dove organizzava spettacoli con il compagno di studi Giorgio Gaberscik (noto semplicemente come Gaber), si laurea in medicina all'Università di Milano, specializzandosi in chirurgia generale: in seguito eserciterà la professione di medico chirurgo per diversi anni.

Dal 1967 è sposato con Giuliana Orefice, dalla quale ha avuto nel 1972 il figlio Paolo, anch'egli musicista.

Il primo gennaio 2003, proprio il primo giorno di pensione di Jannacci, l'amico Giorgio Gaber muore dopo una lunga malattia nella sua casa vicino a Camaiore. Ai funerali di due giorni dopo (all’Abbazia di Chiaravalle, dove Gaber si era sposato con Ombretta Comelli, in arte Colli) Enzo partecipa riuscendo a dire soltanto «ho perso un fratello».

  Carriera

  La musica

La carriera di musicista inizia negli anni Cinquanta: dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra ed otto anni di pianoforte al Conservatorio di Milano (con il maestro Centemeri), si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, e dal 1956 diventa il tastierista dei Rocky Mountains, che si esibiscono alla Taverna Mexico, all'Aretusa ed al Santa Tecla; alla voce c'è Tony Dallara, e quando quest'ultimo abbandona il gruppo per intraprendere la carriera solista, entra come voce e chitarra Giorgio Gaber, proveniente da due anni di gavetta con la band degli "arrabbiati" di Ghigo Agosti.

Il gruppo accompagna in molte serate un non ancora famoso Adriano Celentano, che Jannacci ha conosciuto al Santa Tecla. Con Giorgio Gaber lega in modo particolare, e forma un duo, I due corsari, che debutta alla fine del 1958 con due flexy-disc, Come facette mammata (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, e prosegue l'anno successivo con altri 45 giri, incisi per la Dischi Ricordi. In quel periodo l'ambiente musicale milanese si infervora di cantanti rock, in primis proprio con Ghigo Agosti, poi Clem Sacco, Guidone, Ricky Gianco, Adriano Celentano, Brunetta e altri ancora. Anche a Genova i cantautori si fanno sentire, come Umberto Bindi, Bruno Lauzi, e altri legati alla Dischi Ricordi come Luigi Tenco e Gino Paoli che collaborarono musicalmente con Jannacci.

Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi. Da Bud Powell impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista: già le sue prime canzoni, da L'ombrello di mio fratello a Il cane con i capelli, mostrano il suo approccio umoristico alla canzone che sfida ogni convenzione canora e recitativa, per cui Jannacci approda presto all'avanspettacolo e ai primi teatrini di cabaret mettendo in evidenza le sue doti di intrattenitore (vedi Il teatro). Per Il cane con i capelli la Ricordi tenta un lancio bizzarro e poco riuscito, abbinando al disco un grande cane di peluche con i capelli (Nanni Ricordi racconterà poi che costava più il cane del disco...).

A questo filone surreale e quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce schizo, abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d'amore che Luigi Tenco reincide valorizzando Jannacci anche come autore. I due si sono conosciuti quando Jannacci suonava nei Cavalieri, il gruppo che accompagnava i primi 45 giri incisi da Tenco con lo pseudonimo di Gigi Mai. Sempre nel 1961 Giorgio Gaber partecipa al festival di Sanremo con una canzone, Benzina e cerini, scritta da Jannacci (che non l'ha mai incisa).

In queste prime canzoni è possibile ritrovare le tematiche dei brani successivi: in particolare l'attenzione verso gli ultimi e gli emarginati (Un nano speciale, L'artista).

Nel 1964, dallo spettacolo 22 canzoni, realizzato con Dario Fo, trae un disco dal vivo, uno dei primi in Italia (Enzo Jannacci in teatro), che contiene brani scritti appositamente come Prete Liprando e il giudizio di Dio, cover come Qualcosa da aspettare (canzone di Fausto Amodei) e brani già usciti su 45 giri come Niente, Veronica, La forza dell'amore, L'Armando e Sfiorisci bel fiore. Jannacci introduce nello spettacolo e nel disco anche alcune canzoni già interpretate da Dario Fo in precedenza, come Aveva un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del 1954) e Il foruncolo (Fo l'aveva presentata a Canzonissima del 1962). Una curiosità: tra le canzoni presentate nello spettacolo 22 Canzoni da Jannacci ce n'è una, La mia morosa la va alla fonte, con testo e musica di Dario Fo ed Enzo Jannacci, basata su una musica del XV secolo (sarà incisa da Jannacci solo nel 1968, nell'album Vengo anch'io. No, tu no); tra il pubblico che li ascolta a Genova c'e' un giovanissimo Fabrizio De André, che userà proprio quella musica per uno dei suoi testi più famosi, Via del Campo (negli anni Ottanta i tre si chiariranno).

Scrive altre canzoni che ottengono una certa notorietà (come Soldato Nencini, poi interpretata anche da Milva e da Bruno Lauzi, e Faceva il palo, scritta con il cabarettista Walter Valdi), entrambe inserite nel disco Sei minuti all'alba, del 1966, ma il successo vero e proprio giunge soltanto nel 1968, con una canzone-tormentone, Vengo anch'io. No tu no, scritta in collaborazione con Dario Fo e Fiorenzo Fiorentini, che arriverà al primo posto dell'hit-parade dei 45 giri di Lelio Luttazzi, e resterà per sempre la sua canzone più nota. Anche l'album omonimo ottiene un buon successo, trainato dal brano Ho visto un re, che dai palcoscenici passerà alle piazze, divenendo una delle canzoni-simbolo del Sessantotto, amata proprio per la sua apparente innocenza che nasconde una graffiante satira sociale. A Canzonissima del 1969 Jannacci canta con l’intero cast la sigla Zum zum zum e arriva in finale. Vorrebbe presentare Ho visto un re per scontrarsi con Gianni Morandi, ma la Rai si oppone. Ripiega su Gli zingari, brano struggente e delicato, molto diverso da Vengo anch'io. No, tu no, che infatti non viene apprezzato dal pubblico. La delusione è così cocente che Jannacci va a studiare medicina negli Stati Uniti per quattro anni, pur continuando a pubblicare brani di successo, come "Messico e nuvole" nel 1970 (scritta da Paolo Conte) o "Ragazzo padre" nel 1972 (su musica di Bruno Lauzi.

Negli anni Settanta le più grandi soddisfazioni gli arrivano come autore, soprattutto grazie alla collaborazione con Cochi e Renato, insieme ai quali scriverà decine di canzoni, alcune delle quali diventeranno grandi successi discografici (La gallina, Canzone intelligente, E la vita la vita).

Nella seconda metà degli anni Settanta la sua professione di medico prende un po’ il sopravvento sull’attività di cantante e interprete: per cinque anni, dal 1974 al 1979, non tiene neanche un concerto, mentre continua a incidere nuovi brani, alcuni di grande fortuna, come Vincenzina e Quelli che... e pubblica un album capolavoro, "Fotoricordo", dove alle canzoni sue ("Natalia", "Io e te") alterna brani di Paolo Conte come "Bartali" e "Sudamerica" e di Pino Donaggio come "Mario".

Ma la partecipazione come ospite a una serata di Paolo Conte è il preludio a una tournée trionfale del 1981, dove gira l’Italia con un tendone da cinquemila posti e una big band.

Nello stesso anno esce l'Lp "E allora..concerto" ("E allora andiamo", "Pesciolin", "Genova per noi", "Prete Liprando"..)

Nel 1983 pubblica il 33 giri Discogreve (Il maiale, L'amico, L'animale, Zan zan le belle rane...) e il mini album con Giorgio Gaber Ja-Ga Brothers dove riprende quattro brani del periodo dei "Due corsari" (Una fetta di limone, 24 ore, Tintarella di luna, Birra).

Nel 1985 pubblica l’album L'importante (L'importante è esagerare, Son s'cioppàa, Il volatore di aquiloni...).

Nel 1987 esce l'album Parlare con i limoni (Parlare con i limoni, Due gelati, Poveri cantautori...) Nel 1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, senza troppo successo, con Se me lo dicevi prima, incentrata sulla lotta contro la droga, oltre che al XIV Premio Tenco. Sempre nel 1989 incide, nel corso di una fortunata tournèe, un album doppio dal vivo che contiene gran parte dei suoi successi e s'intitola Trent'anni senza andare fuori tempo.

Nel 1991 ritorna al Festival di Sanremo con la canzone La fotografia in coppia con Ute Lemper, e riceve il Premio della Critica; contemporaneamente realizza il suo ultimo vinile, con gli arrangiamenti di Celso Valli, intitolato Guarda la fotografia (Il gruista, I dispiaceri, La strana famiglia (cantata con Gaber), L’alfabeto muore, La fotografia...).

Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo cd, arrangiato da Giorgio Cocilovo e Paolo Jannacci.

Nel 1996 partecipa al XXI Premio Tenco.

Nel 1998 partecipa per la quarta volta al Festival di Sanremo con Quando un musicista ride, che vince nuovamente il premio della Critica per il miglior testo, e da cui nasce una raccolta omonima con tre brani inediti (uno dei quali, Già la luna è in mezzo al mare, è realizzato insieme all'ormai Nobel per la Letteratura Dario Fo).

Successivamente, Jannacci ritorna alla sua vecchia passione del jazz (nel 1999 presenta al Teatro Smeraldo di Milano la serata straordinaria Viva il jazz, trasmessa da Raiuno).

Nel 2000 riceve il Premio Ciampi alla carriera.

Nel 2001, dopo sette anni di assenza dovuti anche alla difficoltà di trovare una casa discografica, presenta un nuovo cd, dedicato al padre, Come gli aeroplani, realizzato in collaborazione col figlio Paolo, composto in gran parte da canzoni inedite (Come gli aeroplani, Cesare, Sono timido, Varenne, Luna rossa...) più una versione italiana di The windmills of your mind di Michel Legrand.

Nel 2002 vince, con Lettera da lontano, il premio per la migliore canzone dell'anno al XXVII Premio Tenco.

Del 2003 è il CD L'uomo a metà (L'uomo a metà, Il sottotenente, Maria, Gino...), .

La raccolta The Best 2006 è il suo ultimo doppio cd, contenente i 35 brani più significativi della quarantennale carriera del cantautore milanese, riarrangiati e prodotti dal figlio Paolo: più di due ore e mezzo di musica, con 4 brani inediti (Rien ne va plus, Mamma che luna che c'era stasera, Il ladro di ombrelli e Donna che dormivi), oltre che una nuova versione di Bartali in duetto con Paolo Conte.

Come autore per altri e arrangiatore, ha contribuito tra l'altro alle raccolte Milva la rossa (1980) e Mina quasi Jannacci (1977).

  Il teatro

Fa i suoi primi spettacoli nei teatrini di cabaret nel 1955, facendo apprezzare il proprio talento comico. Nel 1962 il regista Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, che va in scena al Teatro Gerolamo, con Tino Carraro e Milly: comincia così la sua carriera parallela di attore di teatro e poi anche di cinema. Al Derby di Milano era stato notato anche da Dario Fo, che nel 1964 realizza con lui il recital storico 22 canzoni, che riscuote un grande successo: il Teatro Odeon di Milano registra quasi un mese di tutto esaurito. Interpreta poi numerosi altri lavori come Il poeta e il contadino (1973), Saltimbanchi si muore (1979), La tappezzeria, scritta a quattro mani con Beppe Viola, con cui scrive anche L'incomputer edito dalla Bompiani in una collana diretta da Umberto Eco (1974).

Nel 1985 ha portato in teatro il recital Niente domande; nell'86 lo spettacolo teatrale "Parlare con i limoni"; nel 1988-89 un altro recital, Tempo di pace... pazienza!.

Nel 1991, al teatro Carcano di Milano, interpreta in compagnia di Giorgio Gaber (e in modo molto personale) un classico del teatro dell'assurdo, Aspettando Godot di Samuel Beckett.

Nel 1998 presenta in teatro lo spettacolo È stato tutto inutile (dove ripropone canzoni come Pesciolin e Brutta gente, da tempo assenti nelle esecuzioni dal vivo).

Nel 2003, in apertura dei concerti della tournèe tratta dal disco "L'uomo a metà", fa un lungo e affettuoso monologo sull'amico Giorgio Gaber.

  Il cinema

Esordisce nel cinema nel 1966 con il film La vita agra di Carlo Lizzani: canta L'ombrello di mio fratello in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi.

Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) nel film Le coppie di Monicelli (1970) e de L’udienza di Marco Ferreri (1971). Ha inoltre interpretato i film Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Scherzo del destino in agguato come un brigante da strada di Lina Wertmüller, accanto a Ugo Tognazzi (1983) e Figurine di Giovanni Robbiano (1997).

Ha composto anche numerose colonne sonore, come quelle di Romanzo popolare di Monicelli (1974); Pasqualino settebellezze, di Lina Wertmüller, che nel 1975 gli valse una nomination all'Oscar come miglior colonna sonora; Sturmtruppen (1976); Gran bollito di Mauro Bolognini (1977); Saxofone di e con Renato Pozzetto (1979) e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi (1989). Per alcuni di questi film ha collaborato anche alla sceneggiatura.


  La televisione

In televisione, dopo un inizio problematico (bocciato al suo primo provino, nel 1961), alcuni spot di Carosello e la partecipazione allo spettacolo Quelli della domenica, con Cochi e Renato, Lino Toffolo, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e altri comici del Derby (1968), è stato lanciato dalla riduzione degli spettacoli teatrali Il poeta e il contadino (1973) e Saltimbanchi si muore di cui era autore e regista.

Nel 1974 è autore della sigla di Canzonissima E la vita, la vita, cantata da Cochi e Renato; nel 1977 è autore e interprete della sigla di Secondo voi?, Secondo te… che gusto c’è.

Ha partecipato agli show Jannacci Special (1980), Ci vuole orecchio (1981), Gran simpatico (1983), D.O.C. (1989). Nel 1991 Raitre ha trasmesso L'importante è esagerare, una serie di otto puntate dedicata alla sua carriera. Nel 1988 partecipa a "Trasmissione forzata" su Raitre, che segna il ritorno televisivo di Dario Fo e Franca Rame. Nel 1995 ha fatto coppia con Piero Chiambretti ne Il Laureato bis. È autore della sigla di Quelli che il calcio... nelle edizioni condotte da Fabio Fazio.

Nel 1997 realizza la trasmissione M.B.U.* Quelli di Jannacci (l’indicazione finale spiega: * = Milano Bolgia Umana), che va in onda alle due di notte su Raiuno per nove puntate. Il costo della trasmissione è bassissimo: «In tutto 80 milioni. Come mai? Semplice, non rubiamo», commenta Jannacci.

Nel 2000 compone la sigla della serie TV Nebbia in Val Padana, che vede il ritorno della coppia Cochi e Renato.

  Discografia

  Altri progetti

Collegamenti esterni

  Fonti principali:

Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Jannacci