La territorialità della fruizione delle tv locali: il rapporto tra tv locali e il nord Italia


Trasmissioni come La Bustarella, Il Pomofiore e Il Bingoo, tutte in onda su Antenna 3 sono rimaste nel cuore di tutti i telespettatori.
La stagione del far west tv ha avuto come sua "culla" alcune cittadine di provinicia del "profondo Nord".
A distanza di 30 anni da quella prolifica stagione possiamo, già trarre delle conclusioni, per lo meno a livello sociologico, sul perchè le tv locali si siano sviluppate nell'(allora) ricca provincia del nord ovest italiano.

1)Primo elemento senza ombra di dubbio era la voglia dei lombardi e dei piemontesi di avere una "loro" tv, che parlasse, magari anche in dialetto, delle problematiche del territorio, che proponesse il folk e le tradizioni locali e che fosse realizzata in centri di produzione vicini a casa dei telespettatori, in modo che fosse possibile senza fare lunghi e avventurosi viaggi, recarsi come ospiti o spettatori in studio.Proprio la partecipazione di questo particolare pubblico, o come spettatori in studio, o come concorrenti di alcuni programmi di giochi a premi sulle tv locali, sarà il "propulsore" e\o il tratto distintivo di alcune esperienze di emittenza televisiva locale del nord Italia.Per certi versi possiamo dire che erano gli stessi (tele)spettatori a generare buona parte delle trasmissioni televisivi.Insomma una sorta di User generated content ante litteram.

La televisione dell'era del monopolio, verso gli anni settanta, si andava già allora connotando sempre più come "romanocentrica" (non erano stati ancora toccati i livelli attuali!!).La legge 103 del 75, la famosa "legge di riforma" aveva appunto previsto la nascita del terzo canale basato sull'informazione e sullo spettacolo realizzato a livello regionale.Ma poi le cose andarono diversamente.

2) Elemento da tenere presente era che in questa zona che sarà fertile di emittenti locali, i telespettatori da anni erano "a tiro di antenna" da televisioni estere in lingua italiana, (Telecapodistria, Telemontecarlo, ma soprattutto per i lombardi la Televisione della Svizzera Italiana).Quindi in epoca in cui in Italia c'era il monopolio televisivo, il telespettatore lombardo poteva già avere un'alternativa.

3)Elemento può essere la presenza in Lombardia e soprattutto nella zona di Legnano esistevano forme di teatro dialettali, tipiche rappresentazioni da teatrino parrocchiale della domenica pomeriggio.Quasi ogni paese, se non ogni parrocchia aveva allora la sua filodrammatica, con "attori" volontari e volenterosi che sacrificavano le loro pause pranzo o le loro serate per provare e riprovare gli spettacoli, dei quali alcuni erano ad alto contenuto comico.Sulle televisioni locali fu per anni riproposto con successo questo mix di "cabarettismo di provincia"Fu proprio in questo "sottobosco" delle filarmoniche di provincia il vero "pozzo senza fondo" a cui attinsero con generosità le televisioni locali lombarde degli anni settanta.

Risultato della commistione di questi elementi furono le più belle realtà di televisione libera italiana.In primis la mitica Telebiella, nata a Biella tra il 1971 e il 1972, per opera di Peppo Sacchi, allora regista Rai, di origini comasche. Biella, la città che allora contendeva a Como il primato di capitale del tessile, negli anni settanta non era ancora capoluogo di provincia.Ma dalle "trincee" di Telebiella passarono molti giovani delle zone vicine, che poi decisero di fondare aprire nuove televisioni locali.

L'altro grande protagonista della stagione delle tv locali del nord Italia fu senza dubbio il lombardissimo, fin dal nome Renzo Villa.

Villa fu cofondatore e socio di Telealtomilanese, e poi diede vita assieme all'amico Enzo Tortora ad Antenna3 Lombardia, in assoluto la più importante tv locale italiana dell'epoca.