STUDIARE PER CREDERE!!
Analisi degli
spot del mobilificio Aiazzone
Il
materiale video qui analizzato è
reperibile sui portali www.youtube.com e www.spot80.it.
Il
semplice fatto che su siti come Youtube o Google Video siano disponibili gli
spot Aiazzone può già essere indicativo dello strepitoso successo delle loro
campagne pubblicitarie.
PREMESSA
Il
materiale video preso in esame è andato in onda su numerose emittenti locali
nel corso degli anni ottanta. E’ assai significativo (e caratterizzante) che
l’attività di promozione del mobilificio Aiazzone di Biella sia stato attuato
totalmente attraverso le tv private (e aggiungiamo noi locali), almeno fino
alla tragica morte del fondatore Giorgio Aiazzone in un incidente
aereo.[Menduni 2002, 68][1]
Così come per una serie di ragioni il fenomeno delle tv locali è un unicum
tutto italiano, parimenti sembra essere per il mobilificio biellese, per cui
addirittura Aldo Grasso [2006, 17] è arrivato a parlare di una “Filosofia
Aiazzone”.[2]Si proprio
quella filosofia <<Che ci vorrebbe una vita per esprimerla>>
come ha ricordato Guido Angeli in
occasione della veglia funebre per la prematura morte del fondatore del
mobilificio. Nella stessa opera il critico televisivo del Corriere della Sera
rincara la dose scrivendo [Ibidem,
17] “Le tv locali si impongono all’attenzione del pubblico non con
l’invenzione di programmi particolarmente significativi ma con le televendite”
Classificare questi materiali è alquanto difficile: Gli spot di Aiazzone
analizzati si pongono in una zona grigia a metà strada tra un classico spot
televisivo, una televendita e una telepromozione, avvicinandosi molto a
quest’ultimo genere.
La
presenza nelle pubblicità Aiazzone di elementi quali testimonial (sia pur molto
sui generis come Guido Angeli,Wanna Marchi, Walter Carbone e Maurizio Gandolfi,
tutti accumunati dall’aver avuto successo proprio grazie a questo genere di
trasmissioni), di un Jingle facilmente orecchiabile, e della quasi eccessiva
ripetizione nei break pubblicitari delle emittenti locali sono elementi
chiaramente presi dal genere dello spot.
Tuttavia,
pur non concludendosi attraverso il teleschermo e il telefono un vero e proprio
negozio giuridico, come nella televendita, al telespettatore vengono fornite
molte delle informazioni commerciali, anche dettagliate; si specifica infatti “Pagamento
fino a 8 anni, senza cambiali!” ma soprattutto che il prezzo quasi sempre
999.999 lire (o relativi multipli) è “Iva, Trasporto e montaggio compresi
nel prezzo, in tutt’Italia, isole comprese”. Quest’ultima espressione, “Isole
Comprese” è diventata quasi un secondo slogan del mobilifico, al punto da
essere utilizzata come titolo di un programma televisivo[3]
di Mimmo Lombezzi andato in onda nel 1990 su Italia 1, trasmissione dedicata
manco a dirlo alle tv locali.[Grasso 2006, 25] [Dotto, Piccinini 2006, 9]
Secondo
Casetti[4]
[Casetti,1988, 95]“Si tratta, in un certo senso, di spot pubblicitari
un po’ più lunghi della norma e in cui più dettagliatamente si parla dei
prodotti di una certa azienda,ecc.: il tono usato dall’imbonitore e la stessa denominazione
di questi inserti (<<redazionali>>) li avvicina quasi a servizi
giornalistici.”
Casetti
[ibidem,96] continua poi riportando le parole di un testimonial di
Aiazzone, Maurizio Gandolfi “<<Questa non è una trasmissione di
vendita televisiva, è un rotocalco di informazione, un telegiornale del mobile>>
Sul punto,riguardo un’altra “telearredatrice” del mobilificio Aiazzone, Wanna
Marchi interviene anche Vittorio Sgarbi in un articolo pubblicato sull’Europeo
e citato da Aldo Grasso[5]
[2002,436] in “Storia della televisione Italiana” “Il suo spazio dunque è
quello pubblicitario anche se i tempi lunghi, circa due ore, sono quelli di una
trasmissione. Ciò che colpisce in questo spettacolo di recitazione pura, per così dire selvaggio è che non avviene niente;
noi siamo chiamati ad assistere a un monologo come quelli di Dario Fo o Carmelo
Bene…”
L’interazione
tra testimonial e telespettatore: “Dite che vi manda Guido Angeli”.
Il
“format” delle televendite Aiazzone era basato sulla presenza di un sorridente
“Telearredatore” vestito con l’abito della festa stile “manichini della
Rinascente” con tanto di fazzolettino di seta nel taschino, eternamente
abbronzato anche in pieno inverno, con l’odore di lacca e di brillantina che si
sentiva fino a casa dei telespettatori.
Curiosamente quando protagonisti di alcuni spot Aiazzone furono dei bambini
essi apparivano proprio con l’abito del giorno della prima comunione:in giacca
e cravatta a 8 anni mentre guidano moto Peg Perego o automobiline per bambini,
il tutto al suono di un jingle chiaramente ispirato alle musicalità delle sigle
dei cartoni animati che ripeteva ossessivamente “Fatti portare da
Aiazzone,,, dai, non perder l’occasione..”
L’imbonitore,
come scrive Casetti [Casetti 1988,95]- si muove tra informazione e
seduzione. Informazione perché la funzione immediata delle trasmissioni
commerciali non è quella di realizzare la vendita del prodotto, quanto
piuttosto quella di farlo conoscere tramite il mezzo televisivo. Seduzione
perché l’imbonitore cerca in vari modi di rendere il prodotto desiderabile, in
particolare sottolineandone l’utilità e l’assoluta convenienza (L’esaltazione
del buon affare).
<<Io
voglio vedere signori chi ha il coraggio civile di non acquistare questa
credenza a cinquecinquanta! Barocco intarsiato, uhei, ma stiamo scherzando, ma
diamo i numeri?>> dice Walter Carbone [cit. in Grasso 2000, 438] in
uno dei suoi Show di promesse, di occasioni da non perdere, di sagre della
convenienza e della filantropia Aiazzonesca.
“I
venditori consigliano, guidano, diventano gli uomini di fiducia della famiglia,
danno sicurezza. E’ naturale che alla
fine i protagonisti si trasformino in personaggi da telenovela” si legge in
un articolo di Emanuela Signorini pubblicato su Panorama del 13 settembre 1987.
E
in effetti Guido Angeli è ricordato come una delle più importanti [Casetti
1988,116-117] figure di mediazione
presenti nella neotelevisione e quindi al pari di un Baudo, di una Carrà,
di una Bonaccorti, di un Buongiorno, o di un Enzo Tortora. Come scrive Grasso
[2002, 437] “Adesso è usato persino come sottosigla in Drive In” e
Baroni [2006, 157] ci ricorda che
Angeli “ironizza sul suo personaggio vendendo immobili di un certo prestigio
come Montecitorio, il Quirinale o il Colosseo” nel varietà di Retequattro “Un
fantastico tragico Venerdì”.
Nel
palmares di Angeli si segnala anche [Baroni 2006, 4] un 45 giri ovviamente dal
titolo “Provare per credere!] e persino un film del 1986 diretto da Sergio
Martino, nel quale Angeli interpreta un playboy che aiuta Gianni Ciardo a
superare lo shock da corna circondandosi di belle ragazze tra cui Pamela Prati
e Tinì Cansino.
Secondo
Casetti [1988, 33] l’imbonitore ”è anche il rappresentante delle ragioni del
pubblico….. si fa anche garante che queste vengano esaudite” Il presentarsi allo showroom del mobilifico
a suo nome “ Dite che vi manda Guido Angeli”, è anche una
garanzia di venire trattati bene: gli arredatori devono trattarlo come se fosse
proprio Angeli stesso, il telespettatore ha l’illusione che se viene trattato male
può chiamare l’”amico” testimonial per lamentarsi.
Scenografie delle televendite Aiazzone sono chiaramente gli stessi salotti, gli
stessi divani e le stesse credenze intarsiate, perfettamente montate, e con
tanto di tappeti per terra, quadri alle pareti, libri sugli scaffali e abatjour
accesi sui comodini. Si noti una curiosa coincidenza: la neotelevisione ha come
“locus amenus” il salotto con i suoi divani e le sue seggiole che
ritroviamo in vari programmi e in varie versioni come sottolinea Casetti [1988,
96] proprio a proposito di Aiazzone “l’imbonitore è appunto collocato in un
soggiorno , cioè in un contesto scenografico simile a quello del patto di
ospitalità , ma che fa integralmente parte del commercio, perché si tratta di
uno dei soggiorni in vendita.”
Insomma è come se la Carrà vendesse i "Fagioli" contenuti nel vaso di vetro, o i
suoi divani bianchi dello studio/salotto con terrazza da cui conduce Pronto
Raffaella?, come se Luciano Rispoli vendesse i suoi divani o il suo
tappeto, come se Corrado Augias vendesse il suo Telefono Giallo (nel
senso di apparecchio telefonico), o Tortora
Il Big Beng di Portobello o addirittura il pappagallo
stesso.
Probabilmente
le televendite sono girate proprio nello showroom nei momenti di assenza dei
visitatori: tuttavia a volte nel corso di “dirette” nello stesso
mobilificio biellese, sono stato eseguite interviste ai clienti, con tanto di
saluti a nonni e zie, ma soprattutto con invito a altri sconosciuti
telespettatori come loro di recarsi al mobilificio, perché << Aiazzone
è il massimo!>>
Come scrive Casetti [1986, 82]“L’ambiente del negozio, del mercato delle
aste, con i rituali tipici di un interagire a carattere commerciale, con le sue
attività promozionali, di vendita e acquisto delle merci, implica l’esistenza
di un accordo che chiameremo patto del commercio.”
Il
telespettatore potenziale acquirente è invitato più volte a toccare con mano il
prodotto (provare per credere! era il celebre slogan n.d.r.) ,attuando una
sorta di “Cresoempirismo” o per dirla utilizzando le parole di Menduni “Il
banditore deve convincere i clienti a venire a vedere di persona” [Menduni,ibidem,
68] .
Per complicare ulteriormente le cose non bisogna dimenticarsi che Guido
Angeli era il conduttore del programma-contenitore di spazi commerciali “Accendi
un’amica” in onda su Rete A e contemporaneamente anche su Antenna
Sicilia e TeleElefante, dal Lunedì al sabato per ben 7 ore.
Come sostiene Joseph Baroni[6]
[Baroni J. 2005] “Accendi un’amica ha collocato a futura memoria
,nell’empireo televisivo la figura di Guido Angeli, icona di quel riflusso
consumistico noto col nome di anni ottanta”.
Guido
Angeli, vero deus ex machina del mobilificio Aiazzone (tanto da essere
scambiato al ristorante per il proprietario del mobilificio [Grasso 2006, 24])
è l’autore ideale. Factotum catodico si esibisce sorridente
canterino molleggiato e zompettante in curiosi balletti, probabilmente
improvvisati sul momento, al ritmo del famoso jingle del mobilificio.
Dotato
di una mimica non comune con le sue mani non solo tocca i pannelli di
compensato che compongono i mobili ma invita portando le mani verso di sé
(quasi come fosse una maestra d’asilo che chiama gli alunni per andare a mensa)
i telespettatori a recarsi a Biella “Vieni in moto o in barella..ma vieni a
Biella..vieni in auto o in torpedone..perché Aiazzone ti piacerà..”.
Vero must degli anni ’80 nonché geniale utilizzo della mimica e della
capacità di comunicazione di Guido Angeli è però il famoso gesto del “provare
per credere”. Angeli, guardando dritto nella telecamera (e in questo senso vediamo un elemento
distintivo della neotelevisione) prima rotea il palmo aperto verso il basso e
poi fa il classico gesto del pollice alzato, come se fosse un top gun in
partenza da una portaerei: il tutto mentre dice con il suo sorriso a 32 denti
“provareeee per credereee”.Ma il punto più alto dell’uso della mimica Angeli lo
raggiunge quando mima in contemporanea le parole delle canzoncine Aiazzone,
quasi come se fosse un servizio per non udenti. Quando il jingle dice “E la
tua casa vestirai” Angeli prima mima una casa assai stereotipata e
bidimensionale e poi si tocca i vestiti. I celebre motti con cui si
concludevano le televendite “qui trovi cortesia, convenienza e ampio parcheggio
all'ingresso
“ “e al Sabato la grande festa!”, alternata a volte dal motto “Aiazzone
è la scelta più B(i)ella del mondo” costituiscono una vera e propria manifestazione
dell’autore ideale nelle sigla finale. Come a dire lo show catodico è
finito, continua nel nostro mobilificio, quindi vieni come vuoi a Biella (Vieni
in moto o in barella ma vieni a Biella ma vieni a Biella, recita il
jingle), sarai nostro gradito ospite a pranzo e cena e potrai prendere parte al
nostro show dal vivo: la grande festa del sabato. Quest’ultima sembra essere un
vero e proprio “rito di iniziazione” per abbracciare la
“Filosofia Aiazzone”, insomma una sorta di mix tra un rave di compratori di
mobili, un happening guidato da architetti e arredatori, un festival di partito
dove al posto della salamella si compra un mobile e infine una festa di paese
con tanto di coda automobilistica e confusione compresa.
Si
perché il magico mondo del truciolato biellese (in realtà un grigio capannone
di Verrone in provincia di Biella) viene percepito dal telespettatore come un
luogo lontani anni luce dai suoi problemi e dalle sue ansie, quasi fosse un
posto a metà strada tra un santuario per devoti (in questo caso della
“filosofia Aiazzone”) e un’amena località turistica, a poche ore di macchina da
una grande città, una Santa Margherita o una Courmayer per intenderci dove
tutta la famiglia può passare una giornata spensierata. In realtà molto più
semplicemente avevano anticipato di decenni il principio dei Factory Outlet[7],
diffusisi in tutt’Italia (isole comprese verrebbe da dire) in questi ultimi
anni. “La fuga dalla realtà non ha limiti[8]”[Livolsi
2000, 17] potremmo dire aiutandoci con le parole usate da Marino Livolsi a
proposito di “mondo televisivo”. “il mondo dell’immaginario (e quindi
anche aggiungiamo noi il superstore di mobili biellese) non ha i problemi e
le convenzioni di quello reale” A Verrone puoi essere ospite per un intera
giornata, coccolato dagli arredatori dei quali, come ricorda il jingle “vieni
a cena o a colazione”, sarai gradito ospite a pranzo e cena.
In
questo mondo magico ci puoi accedere dicendo che ti ha mandato un amico “Quando
arrivate al mobilificio, dite che vi manda Guido Angeli” e come ha
ricordato lo stesso Angeli in una puntata di Matrix dedicata alla storia delle
tv libere c’erano persone che effettivamente si presentavano a nome suo.Scena
questa che fa il paio con le persone che negli stessi anni si recavano nei
supermercati e nelle drogherie a cercare il “Cacao Meravigliao, quello che
reclamizzano in tv”.
Ancora nel magico mondo Aiazzone “si può credere di non avere problemi
economici” [Livolsi, op cit, 17] “pagherai finchè vorrai” come dice
il jingle“fino a 8 anni senza cambiali”.
Non importa se sei ricco o se sei povero, se hai i soldi in contanti per pagare
i mobili oppure no, sappi che il mobilificio ti verrà incontro in tutti i modi
per aiutarti a comprare i suoi stessi mobili.
Continuiamo
sempre citando Livolsi [op cit, 17] “si può credere di non avere problemi
economici. Anche senza essere miliardari, ci si illude che si potranno avere le
cose (in questo caso i mobili del salotto o l’arredamento completo n.d.r.) che
si desiderano.
Il pranzo era presso trattorie convenzionate della zona, bevande ai pasti
comprese, (non c’è trucco non c’è inganno verrebbe da dire usando un lessico
circense) e davvero non c’era alcun obbligo di acquisto come ricorda Marco
Mazzoleni ex direttore Marketing di Aiazzone in quegli anni.
Quanto
al Guido Angeli autore ideale, è talmente forte la sua
impostazione che sembra esserci anche nelle televendite Aiazzone condotte da
altri testimonial, o ancora meglio anche nelle televendite di tutti quegli
altri mobilifici che hanno cercato, anche a distanza di anni, disperatamente di
imitarne la formula nelle tv locali di tutt’Italia, isole comprese ovviamente.
LA DISLOCAZIONE SPAZIALE E LA PROSSEMIA
Tu
telespettatore (e qui già notiamo un elemento tipico del rapporto
Spettatore/conduttore della neotelevisione) sei nel tuo salotto, e ti piace il
salotto che io, conduttore/teleimbonitore/ ti faccio vedere: bene non potendolo
comprare per televisore devi venire da me. Vieni che poi i mobili te li porto a
casa e te li monto io (e qui emerge la sostanziale differenza tra la Filosofia
Aiazzone e la formula Ikea) il tutto è compreso nel prezzo, anche se abiti
lontano, anche se vieni da un’isola.
Come
scrive Ortoleva[9] [1995,42] “Come
gran parte dei mobilifici, Aiazzone si rivolgeva originariamente a una
clientela regionale….. Lo sviluppo della pubblicità su scala nazionale ,
sviluppo che fu occasione anche di ironia (come si ricorderà nel primitivo
slogan si manteneva una rigida distinzione fra ‘Italia e le isole,
presumibilmente Sicilia e Sardegna) portò all’effettivo coinvolgimento di una
clientela nazionale . Il caso di Aiazzone dimostrava come la televisione
commerciale potesse favorire la creazione di forme di circolazione nazionale
(aggiungiamo noi sia delle merci che dei potenziali acquirenti) anche in
settori del consumo e del gusto prima dominate dalla dimensione regionale o
anche subregionale.”
IL
LINGUAGGIO:
Lingua
ufficiale del mondo di truciolato e compensato biellese è un linguaggio nuovo
nato rivisitando e miscelando linguaggi antichi come quelli
dell’avanspettacolo, della commedia dell’arte, dei gerghi di falegnami e agenti
immobiliari e dei tic linguistici degli imbonitori da festa paesana , con la
già citata “Filosofia Aiazzone”.
Angeli, utilizza un
italiano medio, non privo di una velata influenza dialettale toscana.Diverso
invece il discorso per il testimonial Walter Carbone, che appare in video con
una pesante inflessione dialettale merdidionale, oltre che con un linguaggio
che appare a tratti sgrammaticato. Di Carbone Aldo Grasso [2002,438] scrive:”Anche
lui appartiene alla scuderia biellese, ma se Angeli rappresenta il volto, si fa
per dire, colto del mobilificio, Carbone deve stabilire un contatto con il
pubblico a profilo basso.
Accento meridionale, profondi conflitti con sintassi e
grammatica… è il più sgraziato, il più reietto, il più cheap, ma è anche quello
che maggiormente si espone alla comicità involontaria.Grande professionista
della retorica da Suk con performances di indubbia efficacia comunicativa.”
Vero must del linguaggio Aiazzone è però l’uso quasi ossessivo di slogan: basti pensare al “Provare per credere”, al
“Dite che vi manda Guido Angeli” o ancora “Al sabato la grande festa!” oltre il
notissimo “in tutt’Italia, isole comprese.”
[1] MENDUNI E.[2002] Televisione e Società Italiana 1975-2000 Bompiani
[2] GRASSO A. [2006] La tv del sommerso, viaggio nell’Italia delle tv locali,Oscar Mondadori
[3] DOTTO G,PICCININI S [2006] Il mucchio selvaggio, la strabiliante, epica, inverosimile, ma vera storia della televisione locale in Italia, Saggi Mondadori.
[4] CASETTI F.[1988] Tra me e te, strategie di coinvolgimento dello spettatore nei programmi della neotelevisione, Rai Vpt,Torino
[5] GRASSO A.[2002] Storia della Televisione Italiana, Milano, Garzanti .
[6] BARONI J. [2005] Dizionario della televisione commerciale Raffaello Cortina editore, Milano
[7] Si segnala come ricordato dall’ex direttore Marketing di Aiazzone, Marco Mazzoleni, che proprio a Verrone negli anni ottanta era prevista la costruzione del primo Factory Outlet italiano, in una struttura che doveva unire le vendite di mobili Aiazzone e quelle dei prodotti tessili delle aziende biellesi: la morte di Aiazzone fermò il progetto.
[8] LIVOLSI M. [2000] La realtà televisiva, come la tv ha cambiato gli italiani. Laterza editori, Bari
[9] ORTOLEVA P.[1995] Un ventennio a colori, televisione privata e società in Italia (1975/1995),Firenze, Giunti