Portobello
- 10 anni di grandissimo successo
con una media di 20 milioni con
punte nelle edizioni del '78 e del '79 di 28 milioni, un
programma che sembrava uscito dalle pagine locali dei quotidiani
di provincia esprimeva un’Italia operosa, creativa, a volte
geniale.
Enzo
Tortora con la sua bonaria ironia, si muoveva divertito nel
mercatino del venerdì, tra le belle centraliniste e le mille
invenzioni che arrivavano da ogni parte d’Italia.
In ogni puntata vengono infatti
presentati degli inventori con le loro invenzioni un po’
pazze.
Tortora
le presenta, alcuni oggetti si rivelano utili e brevettabili, il
giorno dopo, negli uffici e nelle scuole, dal parrucchiere e sul
tram si parla delle idee presentate la sera prima.
Alzi la mano chi non si ricorda, il cono antisgocciolo, la scheda
elettorale, circolare, le biciclette pazze e la sveglia che
buttava la persona giù dal letto.
Ma
quella che è entrata nella storia della televisione è senza
dubbio quella di un anonimo e fino ad allora sconosciuto
guidatore di autobus di Milano: ”Io sottoscritto Piero D.
studioso di astrofisica e della meteorologia
desidero partecipare
a Portobello dove esporrò un progetto su come far sparire la
nebbia nella valle Padana, per sempre!!”
Tortora, è magistrale in quella puntata, all’originale
inventore, fa le domande che farebbe la gente comune ammettendo e
chiede: ”Come questo problemaccio della nebbia che ci mangiamo
quotidianamente, anche sta sera sono arrivato e incominciava a
profilarsi si può risolvere?”.
” Io propongo di aprire una finestra in val Padana.” risponde
l’improvvisato metereologo che verrà poi invitato in successive
trasmissioni”. "E dove vuole aprire questa finestra?”
ribatte il conduttore genovese. ”Sul passo del Turchino,
spianare il passo del Turchino signori”. Alchè Tortora sobbalza
e esclama allibito: “Ahi, mi perdoni ma sono proprio di quelle
parti..”
Lo spianatore del Turchino diventa un personaggio, la sua fama non
si limita al quarto d’ora di celebrità, sostiene di essere imn
grado anche di risolvere il problema dell’inquinamento e della
bora a Trieste, in certi forum su internet quando si parla del
problema della nebbia si cita ancora dopo oltre 20 anni questo
personaggio.
“Quando
ho fatto una
trasmissione sulle invenzioni contro l’inquinamento, avrei fatto
ponti d’oro per ospitare il famosissimo “Spianatore del
Turchino”, proprio perché Portobello era una delle mie
trasmissioni preferite” aggiunge una nota
anchorwoman di una tv lombarda.
E
un posto nella storia della tv, l’ autista milanese di origine
siciliana, se lo è meritato:è ampiamente citato nei libri di
storia della televisione, e in alcune conferenze.
Nello
stesso libro, il noto critico del giornale di via Solferino,
sostiene che la televisione locale sia nata a Portobello.
Questa
tesi, a nostro avviso non è completamente errata, ritengo però
che Il mercatino del venerdì forse sia proprio il figlio della
televisione locale e non la mamma.
E’ infatti Tortora il conduttore che ebbe più a cuore il
fenomeno delle libere emittenti:”
Mi posi il problema, assai grave allora ed oggi per fortuna molto
meno,di fare un mestiere che non esisteva se non nel monopolio,
seguivo quindi con grande passione
e devo ammettere, anche con un pizzico di legittimo senso
di rivalsa, i progressi delle televisioni private, che allora si
chiamavano libere. Scelsi la denuncia, partecipai al Far West di
Telebiella con un amico, il regista Peppo Sacchi, che aveva avuto
l’idea di creare la prima televisione “ Libera” via cavo.
Ricordo
che allora ci facemmo denunciare – lo dico senza timori- per
scatenare su di noi l interesse dei giornali e trovammo un pretore
molto intelligente che lo fece, trasformando, quello che era un
“caso cittadino” in un “caso nazionale”.
“Tant’è
che Biella diventò addirittura il capolinea di un governo.
Andreotti mi sembra inciampò nel cavo di Telebiella>>
Nella
prima tv libera d’Italia, finalmente erano rappresentate le piccole,
cioè le realtà piccole, le realtà familiari, le realtà di
quartiere, cittadini, che anche attraverso il racconto del
quotidiano, attraverso la cronaca, entreranno a pieno diritto nel
quotidiano televisivo. E’ qui che si può vedere la fase
embrionale della "Tv della gente", la formula che sarà
poi definitivamente consacrata da “La Bustarella”,”Il
Pomofiore” e Il Bingoo di Antenna3
<<Molte
volte mi è stato chiesto qual’è secondo me l’ingrediente più
importante nella ricetta magica di Portobello ed io devo
confessare che ogni volta sono sempre imbarazzato nel rispondere a
questa domanda.
Già
perché è come chiedere a chi fa la pizza se è l’acqua, la
pasta, o il pomodoro a rendere più appetibile la pizza. Dovrei
quindi rispondere “La Pizza” cioè Portobello tutto unico>>
Ma
l’ingrediente che a nostro avviso rende unico,il programma del
venerdì, è la gente, la gente comune quella ricca umanità di
provincia, la stessa che era stata il propulsore di molte tv
locali, come Telebiella e Antenna3 che si avvalsero entrambe della
collaborazione di Tortora, allora esiliato dalla tv di stato.
Come
hanno
osservato
noti esperti di comunicazione e da ultimi i giornalisti Dotto e
Piccinini, nel libro "Il Mucchio selvaggio
“
Mentre nei
programmi Rai, il pubblico presente in studio,era ancora
quello che stava in studio immobile, irrigidito,mummificato a
mo’ di sfilata di manichini con il vestito della festa, che non
staccavano mai gli occhi dagli assistenti di studio che dicevano
loro quando e come applaudire o alzarsi in piedi , il pubblico di
Telebiella e dello
Studio1 di Antenna3 era tutt’altra cosa. Secondo alcune critiche
ritorvate su Internet "Arrivava negli studi di
Biella, o nello Studio Uno di Legnano, vestito con
i
coloratissimi
pullover
anni ottanta,
ma in modo informale, e si
divertiva a partecipare al programma, ridendo, scherzando con il
conduttore, e se necessario anche criticando e fischiando, questo
stesso pubblico, è
secondo
la
critica
lo stesso
pubblico
che ritroveremo nel programma La Corrida. Gli
spettatori
in
studio,
a
mo
di
pubblico
del
Globe
thea
entra
quindi
a far parte dello studio televisivo, riempiendolo di calore e
allegria, sconosciuta nei centri di produzione tv della tv di
stato, non era più delle macchine da applausi come accadeva
precedentemente, ma dei veri e propri protagonisti degli show che
venivano ripresi, anche quando
esibivano cartelli per salutare i loro beniamini o i loro amici e
parenti."
E
Portobello prosegue su questa scia, anche perché oltre a Enzo
Tortora, anche i registi Beppe Recchia e Enzo Gatta, avevano
entrambi lavorato tanto a Telebiella, quanto a TelealtoMilanese
quanto nella mitica Tv di Legnano. Pure Lino Patrono, che
curava in maniera jazzistica gli intermezzi musicali fra una
rubrica e l'altra era
passato dal mitico Studio1 di Legnano.
Altra
novità, proveniente dai programmi delle Tv locali,secondo alcuni
critici, erano proprio quelle ragazze che comparivano in
spettacoli come “La Bustarella”, belle e prosperose,
allegre, sorridenti,divertenti e divertite loro stesse,con
un’immancabile sgargiante sorriso sulle loro labbra
scintillanti, un stereotipo di
ragazza che riveduto e corretto e
svalutato o rivalutato (qui i critici si dividono)
ulteriormente in Drive In sarà poi ampiamente utilizzata sotto
forma di Velina e Letterina in quasi tutti i programmi degli anni
90 e dei giorni nostri.
Anche
se qui è doveroso dirlo, nei programmi di Telebiella, non c’era
quella parate di cosce e tette che oggi imperversa anche in prima
serata e a momenti anche nei programmi dei bambini.
E nella Tv di
stato,allora ancora sottoposta a rigidi schemi televisivi e
pubblicitari, le Telefoniste del Mercatino del Venerdì possono
essere considerate le antenate delle varie Canalis e Corvaglia.
Capitanate da "Sua soavità" (nella definizione di Enzo
Tortora) Renée Longarini,
partner di Tortora sobria e non invadente come richiesto dalla
formula del programma,avevano il compito di “filtrare” ogni
telefonata prima che giungesse ai vari inventori del mercato
pazzerello.
Le
anguste ma colorate cabine telefoniche dello Studio Fiera 2 sono
state un grosso trampolino di lancio per le giovani di belle
speranze dell'epoca: basti pensare che il ruolo di telefonista è
stato appannaggio di personaggi come Gabriella Carlucci, Eleonora
Brigliadori e di Susanna Messaggio
Tutto
finiva quando veniva pronunciata la fatidica frase "Big Ben
ha detto stop!"
I fratelli Tortora, dando una buona lezione a molti, fanno nascere
quindi la TV verità, genere che in seguito avrebbe dato origine a
numerosi cloni, alcuni dei quali di natura eccessivamente patetica
e lacrimevole. Come pensare all'attuale "Chi l'ha visto"
o a "Carramba che sorpresa!" senza ricordare la rubrica
"Dove sei" e la sua sigla musicale carica di suspence?
Oppure pensare ad "Agenzia matrimoniale" o a "Stranamore"
senza pensare a "Fiori d'arancio"?
Quest’ultima rubrica,
fungeva invece da agenzia matrimoniale, cercando di unire coppie e
creare nuove famiglie, in una maniera assai diversa di quella del
successivo programma condotto dal compianto Alberto Castagna.
Qui,
c’era un’impostazione cattolica, sotto i curiosi occhi del
Pappagallo con il becco giallo, ci si incontrava per costituire
una famiglia, secondo la concezione tradizionale, il programma del
camper nel quale riecheggiavano le note di “All you need is
love”, ospitava un genere diverso dai distinti signori
quarantenni, impacciati, timidi e riservati assai distanti da chi
in anni successivi ha messo sulla piazza televisiva, magari in una
casa di Cinecittà arredata con mobili svedesi, alla mercè di
telespettatori voyeristi i propri sentimenti. In “Dove sei”
venivano presentate storie di vita, generalmente del periodo
bellico, nelle quali si ricercavano vecchie amicizie e persone
dimenticate, e ecco allora che si ritrovano, ormai con i capelli
bianchi i vecchi compagni d’arme di questo o quel reparto di
famosi o meno reggimenti.
Ma poco ha a che spartire la trasmissione più vista di tutti i
tempi con quella tv dei giorni nostri in cui
la società attuale richiede, al singolo cittadino\telespettatore,
di mettere in piazza le sue perversioni, le sue ansie, le sue
pretese,con la telecamera che prende il ruolo di telepsicanalista,
perché solo così facendo le persone possono apparire in
televisione e sentirsi quindi qualcuno. Il
fulcro intorno a cui si incentrava Portobello era invece la gente
comune e in particolare la gente tipica della provincia italiana,
con i suoi valori semplici e con le sue ingenuità, con i suoi
problemi, i suoi desideri, e le sue proposte semplici semplici per
risolvere problemi più grandi di loro, assai distante quindi dai
tronisti, dai ragazzi dei grandi fratelli e delle isole dei famosi
e dai vari Alessandra e Costantino.
Enzo Tortora, non è la prima volta che usa magistralmente la
provincia italiana, in quegli anni fertile humus di molte antenne
libere e commerciali, fondamentale per lui è stata
l’esperienza, ormai ventenni prima di Campanile Sera.
<<Giravo
tutta l’Italia con Campanile Sera. Andavo da Monreale a Belluno,
ovunque al centro, al nord, al sud, nelle isole.
Era
un lavoro molto movimentato, ero sempre con la valigia in mano, ma
anche molto interessante.
Quando
si restava neo stesso paese per due o tre settimane ci si faceva
degli amici, si conosceva la realtà della provincia, una realtà
che non ha mai smesso di interessarmi perché la provincia è
questo nostro paese.
Io
poi torvo che sia molto sbagliato definire provinciale una cosa:
essere provinciali non è una dimensione geografica, ma una
dimensione dello spirito, secondo me.
Si
è o non si è mezze calzette, ma io ho conosciuto gente di Roma o
di Milano che è infinitamente piu provinciale di quella di un
piccolo paese.>>
Come
scrivono nel bellissimo libro
RicordeRai, Scaramucci e Ferretti,
Portobello guarda alla provincia italiana, per la prima
volta cerca nel pubblico un protagonista in prima persona, rompe
qualsiasi schema televisivo precedente, fa intervenire i politici
sui problemi della vita di tutti i giorni.
La
televisione del dolore, delle parole, la spettacolarizzazione
della politica, la tv varietà, la tv di sevizio, tutto è
contenuto nei singoli spazi del programma, che dura due ore e, con
l’inizio della nuova era televisiva, segna anche al fine dei
venerdì della prosa.
<<Ancora
oggi, quando la gente mi chiede come faccio a trovare questo o
quel paesino, questo o quel personaggio, io rispondo che conosco
profondamente – e amo profondamente questo nostro paese o
paesino, o paese: chiamiamolo come vogliamo, tanto è lo
stesso>>,ripeteva ne 1987 il conduttore vittima di un
tremendo errore giudiziario.
Nei
programmi
tv e sulle
rubriche
dei
giornali del tempo non c’era quasi traccia di conflitti fra
cittadini semplici,(il
CIVES
latino
n.d.r)
estranei alle organizzazioni sindacali e
politiche, e le istituzioni: ma arriva Tortora che tra funambolici
inventori,gente che ricerca i primi amori perduti, infila il
Tranviere
Piero
Diacono che propone di spianare il Passo del Turcino per togliere
la nebbia dalla pianura padana, o lamentano i disservizi della
pubblica amministrazione
E qui Portobello compie un miracolo,i
politici sono costretti
a telefonare per promettere interventi, e chi chiama scusandosi
per i disservizi della sanità o della pubblica amministrazione
non sono anonimi consiglieri comunali, ma politici del calibro di
Francesco Cossiga e Bettino Craxi.”
<<Capii subito che Portobello era una bomba>>aggiunge
nella sua biografia, il conduttore Genovese,
<<Lessi
la scaletta del programma, e dissi, “Perbacco, questa si che è
una bomba di trasmissione!”
Senza
dircelo espressamente – ma io l’avevo capito perchè non ero
certo nato ieri. Ci misero in seconda serata, per non rischiare
troppo. Andavamo in onda alle 21.50 ed in bianco e nero perché.
Anche se Portobello doveva inaugurare il colore sulla Rete 2 (ecco
il perché del pappagallo, scelto in quanto animale molto
colorato), lo studio Fiera 2 Milano non era ancora pronto per le
trasmissioni a colori.
Il
pappagallo comunque lo tenemmo lo stesso, fin dalla prima puntata,
come mascotte. Ed il pennuto Portobello fece bene il suo mestiere
di portafortuna perché fin dalla prima puntata tutto filò per il
meglio.
Eravamo nel ’77 ed il massimo indice d’ascolto della rete 2
era stato ottenuto con un programma di Musica che aveva registrato
9 milioni di ascoltatori.
A
noi ricordo, avevano assicurato che per la Rete 2 era tecnicamente
impossibile avere più di 12 milioni di spettatori in quanto non
esisteva un potenziale di ascolto superiore a quella cifra.
Ed
invece si verificò un fenomeno inspiegabile. Cominciammo con 5
milioni per passare a 7, a 9, a 11 a 12 , a 14 e a 16 milioni. Fu
l'inizio del “miracolo” di Portobello>>
Una
volta approdato in prima serata, il pappagallo spiccò il volo
andando ad appollaiarsi su un trespolo visto da 25 milioni di
telespettatori. Non dimentichiamoci, che quello che è stato il
programma più visto dell’intera storia della televisione
italiana, andava in onda sul secondo canale e non sul primo.
È
la prima volta che si capisce che quando si propone un
programma interessante, i telespettatori lo guardano, senza
badare a quale sia il canale che lo trasmette, questo fatto sarà
poi fondamentale nel decretare, pochissimi anni dopo il successo
dei primi network commerciali nazionali e anche nel successo di
alcuni programmi delle tv locali.
<<
Era cominciata la più bella avventura della mia vita, una storia
importante per me perchè mi aveva fatto riavvicinare alla Rai e a
mia sorella Anna rimettendo in moto tanti meccanismi di tipo
affettivo, parentale, genetico, chiamiamoli come vogliamo, che
avevo perso nel tempo.>>
Ma
questo momento magico per il presentatore genovese, viene spezzato
solo dal tristissimo arresto sotto i ghiotti occhi elettronici di
cameraman e fotografi all’alba del 17 giugno 1983.
Quello stesso giorno
dell’arresto, Tortora avrebbe dovuto firmare il contratto per
l’edizione '83\'84 del Mercatino del venerdì
Da
amato conduttore televisivo, il colto e distinto presentatore,
diventa vittima sacrificale degli isterismi e dei pressappochismi
dell’antimafia. E delle manie di protagonismo e della voglia di
copertine di certi magistrati, la stessa voglia che stritolo il
povero Daniele Barillà, vittima di un errore giudiziario, se
possibile, ancora più grave .
“Nel
’95, mi trovavo nel carcere di Bergamo, mentre stavano girando
il film sul caso Tortora, e dissi: “Un giorno gireranno un caso
anche sulla mia vicenda”, ma nessuno allora mi diede retta,
dichiarò una volta libero l’ex imprenditore di successo di Nova
MIlanese, che ha passato 7 anni 5 mesi e 10 giorni della sua vita
in carcere, dopo essere stato arrestato nel corso
dell’operazione dei Ros “Pantera”
alla quale parteciparono pure i
noti capitani De Caprio, alias Ultimo, e Riccio.
Il
film "Un uomo per bene", offre non solo una fedelissima
ricostruzione della tragica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora,
ma anche un perfetto spaccato di quegli anni.
Il
lungometraggio, introvabile nei videostore e trasmesso solo una
volta su una rete Mediaset, inizia infatti, un qualsiasi venerdì
sera della fine degli anni ’70, una famiglia contadina, di
quella provincia Italiana, fulcro di Portobello, “Si affretta e
si adopra di finir l’opra” come descritto nella poesia di
Leopardi per sedersi tutti assieme a tavola guardando Portobello.
Viene
ben rappresentata la realtà di allora, nel film trovano spazio
anche i tanti, troppi, che credettero
che Enzo Tortora fosse almeno in parte coinvolto nelle accuse che
gli venivano mosse, non tanto per fede nell’infallibilità della
Legge ma per cieca credenza nel mezzo televisivo: erano gli anni
in cui qualsiasi discussione poteva venir troncata da un
categorico “lo ha detto la televisione!”, si trattava di una
fiducia che il media televisivo si era conquistata sul campo, ad
esempio insegnando alla nazione la sua stessa lingua con “Non è
mai troppo tardi” del mitico telemaestro Manzi.
Lo stesso spianatore del Turchino per rafforzare la sua tesi,
disse che era sicuro che a Genova sarebbe stato spianato un monte
perchè “lo ha detto il telegiornale”. E’ proprio
l’episodio di quell’anonimo autista di autobus e’
rappresentativo del potere assoluto di cui allora godeva la
televisione: ci fu molto subbuglio nella zona del Turchino, e si
rischiò addirittura
una sollevazione perché la notizia era stata data in televisione
(quindi già data per acquisita) e nell’ingenuità’ popolare
le ruspe potevano partire alla volta del Turchino da un giorno
all’altro.
Per
queste ragioni, il fatto che il piccolo schermo desse in pasto
alla folla uno dei suoi figli più cari era la prova tangibile
della colpevolezza di Enzo Tortora.
Il
ruolo dello sfortunato presentatore è impersonato dal commuovente
Michele Placido, che reinterpreta il personaggio senza farne una
parodia in stile "Bagaglino”, ma una nota di merita davvero
Stefano Accorsi, che interpreta il ruolo del giovanissimo Avvocato
Raffaele Della Valle, in modo magistrale, sottolineando i suoi
timori, la sua incredulità e il suo ardore, la sua profonda
convinzione dell’innocenza del presentatore mischiati a un velo
di timidezza, dovuto al fatto che il famoso avvocato,come
l’attore che lo impersona non aveva ancora i capelli bianchi.
<<Nel film facevo la parte del presunto trafficante di
droga, che avrebbe incontrato Tortora negli studi di Antenna3”
ricorda Alessandro Cocco, il recordman delle ospitate in tv
aggiungendo che ”io il 20 Febbraio del 1987 ero presente, anche
se non mi hanno inquadrato, quando Enzo Tortora tornò nel
“suo” Fiera 2 col mercatino del venerdì e disse quel
toccante, discorso. La voglia di rivederlo era tanta”
“Dunque
dove eravamo rimasti?, Potrei dire molte cose, ma ne dirò poche,
ma una me la consentirete.In questi quattro lunghi anni, moti
hanno sofferto con me, alcuni, non potendo fare altro hanno
pregato. Di questo non me ne dimenticherò mai. Ma oggi, sono qui,
per dare voce a chi, e sono tanti parlare non può, e sono e
resterò qui anche per loro.
E
ora ricominciamo proprio come facevamo una volta..” e dopo
quattro anni di buio, la coloratissima sigla del programma,
figlio, a nostro pur modesto parere, della ventata di libertà e
innovazione delle varie tv libere degli anni 70 tornò a risuonare.
Bibliografia:
Enzo
Tortora, Il racconto della mia vita,
Enzo
Tortora, cronaca della malagiustizia
Materiali
reperiti nelle Teche Rai
Vittorio
Giovannelli,Le tribù della tv,Mursia Editore,
Aldo
Grasso, Il bel paese della Tv, Rcs corsera
Dotto G, Piccinini S. Il mucchio selvaggio ed.Saggi
Mondadori