Con Moccia torniamo 3msc e ancora e ancora e ancora

 

Intervista a  Federico Moccia, autore del libro cult dei teenager italiani 3 Metri sopra il cielo che con il nuovo romanzo “Ho voglia di Te”continua la tradizione dei romanzi pro-teenager che narrano di storie di amore tardoadolescenziali.


Dedicato agli amici di www.duepuntozero.com

I teenager, che hanno bigiato la scuola il giorno dell’uscita del libro per andarlo a comprare subito in libreria alle 8,30 del mattino , probabilmente non hanno mai sognato di sposare Simon Le Bon,  o non hanno mai letto i libri di Tondelli.

Se il diario\romanzo della allora sedicenne Clizia Gurrado, che è ormai letteralmente introvabile (su internet sono nati forum con aspiranti lettori in cerca di un’ultima copia) e i vari Pao Pao e Atti Libertini di Tondelli, appartengono alla generazione precedente, la generazione degli sms e di msn, di duepuntozero.com e Amedeod.it , che passa i sabati pomeriggio tra l’Hollywood e lo Shocking ha come autore di riferimento Federico Moccia.

Con la sua storia di amore tra Step, ragazzo all’apparenza sbandato e con problemi con la giustizia, e la bella di buona famiglia Babi Gervasi, che frequenta un’esclusiva scuola privata romana ha sostituito nel cuore dei teeneagers il posto occupato dai protagonisti del  Due di Due di De Carlo e da  Heidi e Alex D. di Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

E il romanzo di esordio dell’allora diciannovenne Brizzi ha avuto forse lo stesso iter del romanzo che con la complicità delle musiche delle dissolvenze ma soprattutto degli occhi di Riccardo Scamarcio fa andare le lettrici\spettatrici 3 metri sopra il cielo: nati in fotocopia e diffusi grazie al passaparola, passati per piccoli editori, vengono scoperti da editori di respiro nazionale e passano sul grande schermo e da li, complici un debuttante Stefano Accorsi o Scamarcio direttamente nelle camerette con i poster di Geroge Clooney o di Jesse Mc Cartney.

“Anche io avevo (e ho) un’Honda 750 custum Blu e soprattutto anche io avevo scritto proprio sul cavalcavia di Corso Francia a Roma una frase dolce per la mia ragazza di allora, poi avevo chiamato la sorella per fare in modo che gliela segnalasse; la ragazza poi era stata contentissima della sorpresa”: con queste parole Moccia, mentre ci riceve nell’albergo a pochi passi dal mitico Liceo Parini di Milano, “svela” gli elementi autobiografici che sono alla base dei suoi romanzi.

“Teneteveli ben stretti i vostri pezzi di ricordi, vi capiterà di averne bisogno una notte senza luna, quando tutto vi sembrerà inutile e avrete la sensazione di essere davvero su questo pianeta, ma per fortuna in una posizione privilegiata per guardare le stelle” . Si dice nel film cult Tre Metri sopra il cielo: Moccia sembra avere fatto un’eccezione e mettendo a disposizione di tutti i suoi ricordi sta facendo sognare adolescenti di tutta Italia con le sue opere che sono dei veri e propri “compagni di viaggio” per chi ancora non è adulto.
Roma anno 2000: Riccardo Tozzi scopre in una tipografia sulla via Nomentana un dattiloscritto che viene diffuso in fotocopie da 8 anni; questa è la “palingenesi” dello strepitoso successo del libro e del relativo film già eletti a simbolo di una generazione.

Tre Metri sopra il cielo, era stato scritto da Moccia, allora ventottenne all’inizio degli anni ’90, e grazie al passaparola aveva avuto una straordinaria quanto singolare diffusione prima della trasposizione cinematografica e della ristampa per i tipi della Feltrinelli.

“ Certo le scazzattotate non mi appartengono, ho risolto le cose con maggiore educazione se no avrei avuto qualche problema, e quando parlo delle prime esperienze di Step e Gin al Teatro delle Vittorie, non mi riferisco a nessuna trasmissione in particolare” ci racconta segnalando i distinguo tra la sua biografia e le sue storie.
E è lo stesso autore\sceneggiatore a riconoscere che il  70\80% è fedele a quanto successo, nei suoi romanzi e nel film  ci sono le cose che ha fatto o quelle che avrei voluto fare

Ma così come il liceo Caimani dove studiano Alex D. e Heidi, protagonisti di Jack Frusciante esiste davvero e nella realtà e il noto Ginnasio Galvani, Moccia conferma che anche la scuola Falconieri frequentata da Babi Pallina e Daniela esiste davvero, anche se nella realtà si chiama diversamente.

Ogni eroe adolescenziale ha il suo “locus amoenus”: qui al posto del Roxybar del Vasco Rossi dalla Vita Spericolata, o del Bar Mario del Ligabue da Correggio, della libreria Feltrinelli o della collina del seminario di Alex D. e Heidi abbiamo la zona di Roma Nord, dove tra Ponte Milvio e Vigna Clara, Step fa ruggire il motore 750 cc della sua Honda blu.

“Anche io facevo le gare in moto- spiega Moccia a proposito della passione motoristica del protagonista e dell’amico Pollo- e ho avuto delle persone che conoscevo che sono morte, ma certo non è morto il mio migliore amico”.

Moccia, però, a differenza del protagonista dei suoi romanzi non ha alcun fratello, “ Ho invece delle sorelle minori, delle quali ho potuto osservare i comportamenti quando erano adolescenti”.

Tra ricordi autobiografici e parti romanzate, il libro e il relativo film fanno ben rivivere l’atmosfera che si respira(va) nella cosi detta Roma che conta, corrispondente sulle rive del Tevere della rampante Milano Bene, dove tra mamme preoccupate per le cattive frequentazioni delle figlie, padri che si incontrano col fidanzato delle loro ex bambine tra un boccale di birra e una partita a biliardo, nel corso del secondo romanzo il protagonista Step riesce a trovare un lavoro in televisione.
”Io spero che anche tu quando avrai quarantadue anni potrai vivere le esperienze che vivi oggi a vent’anni ”mi dice l’ex adolescente Moccia, oggi affermato protagonista del mondo  televisivo avendo collaborato come autore alla realizzazione di programmi del calibro de I Cervelloni, Ciao Darwin, Domenica In e Chi ha incastrato Peter Pan.
Comunque, il nome Moccia, già prima di Tre metri sopra il cielo era entrato nella storia del cinema. Federico è infatti il figlio di Giuseppe Moccia , in arte Pipolo sceneggiatore di storici film come quelli di Totò, Franchi e Ingrassia e Abatantuono.

“Papà mi ha fatto capire come vivere il successo e l’ insuccesso e su come vivere questo momento e  poi mi ha dato molti consigli più come padre che come sceneggiatore ed è la cosa più bella” commenta ai nostri microfoni.

 

“Dopo 3 Metri sopra il cielo è stato difficilissimo scrivere, scrivevo per non deludere le varie Federiche, Giulie ecc che mi scrivevano sul forum.

E in Ho voglia di te, mischiando i sogni di diventare Velina del  Muccino di ricordati di me, sentimentalismo alla Jack Frusciante, al racconto di coinvolgenti e indimenticabili quanto originali prime volte, a avventure simil Come Te nessuno Mai il risultato è superiore a ogni aspettativa.
Anche la nuova storia è coinvolgente e anche qui oltre a come abbiamo già detto quando parla delle prime esperienze nel mondo della televisione del protagonista Step, Federico Moccia, (che le lettrici chiamano con affetto e simpatia solamente “Fede) pesca nei ricordi dell’Lp della sua vita.

“Anni fa ero in aeroporto, e venne incontro una hostess di terra, una di quelle che organizzano eventi, e mi ha chiesto se mi ricordassi di lei. Io risposi di no, lei mi disse:”Ma tu eri quello che venivi ogni giorno alle Stellari..io sono quella della Pizza Rossa. Avevo 12 anni ma mi piacevi tanto” con queste parole Moccia racconta divertito l’episodio che gli ha ispirato il personaggio della preadolescente Martina.
”Hemingway dice che conviene scrivere ciò che si conosce” con queste parole Moccia spiega il motivo della presenza di molti elementi autobiografici nelle sue opere, anche se, tra le esperienze dell’eroe portato poi sul grande schermo da Riccardo Scamarcio e le sue, ci sono alcune differenze come ad esempio il fatto che non è stato due anni in America per studiare.
Ma se Step soprattutto nel primo romanzo sembra non avere molta dimestichezza con i libri di scuola, quasi per un curioso scherzo del destino l’autore dalla cui penna è nato il personaggio ha invece frequentato il liceo classico e per di più in una scuola privata.
 Le mie sorelle e i miei amici facevano però la scuola pubblica” ci tiene poi a sottolineare, e se a una prima lettura nei romanzi di Moccia si vedono solo come protagonisti figli di famiglie Upper Class, è lo stesso autore a chiarire che attraverso le amicizie dei protagonisti, attraverso i ragazzi che si “imbucano” alle feste è presente comunque uno spaccato del mondo giovanile socialmente trasversale a 360°
La famiglia Gervasi, molto più presente in Ho voglia di Te che nel primo romanzo, si conquista quel ruolo di “Famiglia modello”, ruolo negli anni novanta di esclusivo appannaggio della arcinota famiglia del Mulino Bianco già entrata nei libri di sociologia.
Anche la tanto descritta scuola Falconieri è ispirata ad una vera scuola di un esclusivo quartiere romano.

Daniela, sorella di Babi, vive con la condanna a essere considerata eternamente “la piccola Gervasi”, secondo il topos che vede la sorella minore sempre in difetto rispetto alla primogenita.

 E il libro serve a spiegare quel teorema matematico che anche se non viene insegnato in nessun liceo del mondo conoscono tutti: nell’algebra amorosa 1 +1 fa tutto mentre 2-1 fa niente.

Ho voglia di te è quindi un romanzo su quella straordinaria alchimia chiamata amore che rende straordinarie le cose comuni e con straordinaria efficacia comunicativa Moccia riesce a raccontare quel difficilissimo passaggio tra quando finisce una storia e ne inizia un’altra.
A differenza di 3Msc cambia il back ground. Sparita per motivi anagrafici l’odiata scuola Falconieri e la prof. Giacci qui troviamo il grande “mare magnum” del mondo del lavoro, e non un anonimo ufficio con fotocopiatirci e Fax ma il Teatro delle Vittorie in Roma, il mitico studio di Via Col di Lana da cui passa la storia della televisione italiana.

Babi c’è sempre, c’è nei ricordi di Step, ma sta facendo un percorso tutto suo, ormai è cresciuta: non ha più diciott’anni e lascia la ribalta dei Diciottesimi e delle feste da liceali a Daniela, “la piccola Gervasi”che frequenta lo stesso mondo, anche se dopo due anni alcuni amici non ci sono più e altri sono cambiati.

Ho voglia di Te è quindi il seguito del fortunato libro anche se ci sono delle caratteristiche diverse che subito balzano alla vista. Gin è assai diversa da Babi, è più attiva, se volgiamo anche “più maschile” nel suo comportamento, è lei che segue Step, che gli “ruba” la benzina e che poi prova la sua moto.

Moccia conferma così il suo talento dimostrando di non essere un auctor unius operae, in attesa del sequel del film non possiamo se non dire che davvero ci sono fenomeni letterari che andrebbero classificati come fenomeni di costume.

Comunque sia andata caro Moccia, non ti preoccupare, ti sei meritato un posto nella storia della scrittura creativa adolescenziale accanto ad autori come Lidia Ravera, Silvia Balestra, Giuseppe Culicchia, Pier Vittorio Tondelli ed Enrico Brizzi.
Moccia, inoltre ha contribuito a sdoganare i racconti sui “tardoadolescenti” aprendo la strada di fatto anche al recente successo clamoroso del film “Notte prima degli esami di Fausto Brizzi”.

Esco dall’elegante albergo e prendo alla stessa fermata dove scendevo per andare nel mitico liceo di via Goito la 61 per andare alla Feltrinelli di piazza Piemonte dove alcuni lettori attendono da ore l’arrivo dell’autore del momento che ho appena intervistato.

Brera, corso Garibaldi, Lanza Cordusio Cadorna, ogni fermata, ogni piazza, ogni locale che vedo dal torpedone arancione che arranca nel traffico mi ricorda  una storia di amore, una ragazza, un amico, insomma qualcosa della mia (recente) adolescenza.
”E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia, nessuna è andata persa: tutte sono state vissute e tutte, in un modo o nell’altro, servono ad andare avanti.Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c’è niente di meglio al mondo.

Pause Rewind Play e ancora e ancora e ancora, non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro, e se scenderà una lacrima quando gli ascolti, beh non avere paura, è come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita…”con queste parole si conclude il primo libro di Federico Moccia

Ho davvero preso alla lettera la frase finale del film 3 Metri sopra il cielo

Ho capito. Sto riascoltando anche io il cd della mia vita, le varie tracce sono le fermate della 61, Cadorna, il parco Sempione, Pagano , via Vincenzo Monti, il distretto militare di Via Mascheroni, ma soprattutto corso Vercelli.Già come è possibile passare da corso Vercelli e non pensare a Lei?

E comunque sia andata, caro Moccia il tuo Lp è entrato nella Hit parade.

 

Riccardo Esposito