Cosa non si fanno restare gli anni ottanta.

 

Il film “L’estate del mio primo bacio” non riesce a replicare il successo di Notte prima degli esami.

 

Ambientato nel pieno delirio di narcisismo e yuppismo dei rampanti anni ’80, nel film la storia di amore simil Romeo e Giulietta tra la pariolina  Camilla e Adelmo, rischia nel corso del film di passare in secondo piano.

Il risultato non è dei migliori, anche se gli ingredienti per il successo in teoria c’erano tutti: Giovanna Ciabatti, già co-sceneggiatrice del film cult “Tre metri sopra il cielo”, l’ambientazione anni ’80 e la produzione della Cttelaya di Riccardo Tozzi.

Ma la pellicola nonostante gli intenti non è affatto una storia per adolescenti simil “3 metri sopra il cielo”, è al contrario un film sull’adolescenza e sui relativi problemi.

Ma se i protagonisti del film e dei romanzi di Federico Moccia, sono 18\20enni con un approccio all’amore e alla vita da adulti e da duri, in L’estate del mio primo bacio, la tredicenne Camilla        appare invece anche fisicamente un’eterna bambina non ancora matura per esperienze sentimentali o erotiche.

Ma dopo gli eccezionali primi 10 minuti, in cui si ha l’impressione che si sia riusciti a replicare la formula a base di amarcord  su musiche, marchi, e lifestyle che ha portato al successo Notte Prima degli esami, la storia si inabissa in vicende da adulti.

Laura Morante, che pure in passato ha dato il meglio di se nella parte di mamma di Teenagers come in “Come te nessuno mai” o in “Ricordati di me”, non risulta convincente nel ruolo di aspirante scrittrice di romanzi incompiuti.

Appare piuttosto una donna di mezzaetà che alla domanda “di che cosa si occupa?” non potendo rispondere “casalinga” avendo a disposizione tanto personale di servizio, risponde  orgogliosamente saggista o redattrice.

Per superare un suo non momentaneo blocco letterario si rivolge quindi a un neuropsichiatra “di frontiera” che opera in un container scassato posto davanti all’ospedale nuovo ma mai inaugurato.

Ma è proprio la descrizione dell’ impegno sindacale del medico nella lotta contro il ministero della sanità che non apre la nuova struttura ospedaliera, l’elemento che fa allontanare definitivamente questo film dal filone dei film sull’adolescenza negli anni 80 che negli ultimi anni, hanno sbancato il botteghino.

Se in Notte prima degli esami la politica (e non è un male) entra solo attraverso i poster del partito radicale appesi nella stanza  di uno dei ragazzi protagonisti, il confronto sull’attuazione della legge Basaglia tra lo psichiatra di frontiera che opera nel container, e un noto collega autore di libri e opinion leader che viene fermato per strada per firmare autografi  risulta quasi incomprensibile ai più giovani.

L’argomento, (la psicologia negli anni ottanta divenne un fenomeno di massa) potrebbe essere uno spunto interessante, come apprezzabile potrebbe risultare proprio il confronto tra il ricco e famoso psichiatra città e il suo (s)fortunato collega di provincia che si conclude all’improvviso con la citazione della famosa frase del “Muro di Trieste”: Da vicino nessuno è normale.

Ed è proprio questa contrapposizione tra una “ grande città buona” e la (supposta) mediocrità della vita di provincia, per dirla in stile Pasolini, uno dei leitmotiv del film.

Le agiate famiglie protagoniste del film, provengono dalla Roma pariolina di quegli anni, città che pur avendo saputo ben essere il background di Notte prima degli esami, non è legata agli anni ’80 come l’eterna rivale Milano, per la quale, quegli anni complice anche la famosa pubblicità della Ramazzotti “Milano da Bere” (uscita proprio nel 1987), la sapiente amministrazione dei sindaci di allora sono semplicemente un mito municipale a cui oggi si incomincia finalmente a guardare con la dovuta nostalgia.

Il film ricorda quindi il periodo in cui per conquistare una ragazza la si portava al lunapark su una moto da cross e non si mandavano frotte di tvb e tvtb via sms, ma se da un lato,complici i primi cordless bianchi e i Tv color Brionvega viene riprodotto fedelemente il lifestyle anni ottanta dall’altro si sente l’assenza di una colonna sonora portante.
E se in Notte prima degli esami l’Italia catodica di quegli anni è rappresentata tramite la famosa trasmissione “Colpo grosso” e i programmi di Videomusic, qui troviamo i primi cartoni animati giapponesi trasmessi dalle tv commerciali, e un giovanissimo Enrico Mentana.

Perfetto nel suo ruolo e molto anni ottanta è invece Adelmo, diciassettenne che porta soldi in famiglia pulendo le piscine delle varie ville della zona, che si mostra comprensivo e affettuoso nei confronti della ricca ma infelice Alice.

Il momento di maggior indagine sociologica sulle vite dei due protagonisti, al grido del troppo facile “Poveri ma felici” sarà proprio l’invito a cena a casa di Adelmo con tutta la famiglia del ragazzo al completo a tavola,momento di unione sia pur attorno a quella che Leopardi definirebbe una “Parca Mensa” che si contrappone alla solitudine di  Camilla e di sua mamma.

Anni ’80, anni di boom di separazioni, divorzi e tradimenti,anche se in quel periodo,a differenza di oggi, questo fenomeno riguardava soprattutto le famiglie\coppie con un reddito medio\alto.

I ragazzi di città invece appaiono come i classici figli di papà che guardano con schifo malcelato i loro coetanei che abitano nei paesi dove loro vanno ogni anno in vacanza.

Ma il tempo delle ferie passa in fretta, e inspiegabilmente il primo bacio non arriva; il titolo originario del film sarebbe dovuto essere “Adelmo torna da me”, e a nostro avviso sarebbe stato sicuramente più efficace.