“Questa è una storia che non tutti conoscono, le
nuove generazioni non sanno che cosa è successo qui a Biella 35 anni fa,”
con queste parole Marco Atripaldi amministratore delegato dell’Eco di
Biella, apre la seconda parte del convegno Televisione e Impresa tenutosi ieri,
6 Novembre al Teatro Sociale Villani della cittadina piemontese entrata nei
libri di storia della comunicazione.
Il convegno è nato proprio con l’intento di far conoscere alle nuove generazioni, a chi nel 1971 non era ancora nato , la straordinaria vicenda dei “Tupackamaroz del video” di Telebiella. Ore 15,30 di un soleggiato Lunedì pomeriggio, nei bar e nelle eleganti pasticcerie di Via Italia di Biella non si parla d’altro.
Sotto i portici, gli stessi portici, che allora ospitarono i primi televisori con le immagini della neonata emittente tutti ricordano quella breve ma intensa stagione in cui da Biella passavano cantanti o noti presentatori per andare a Telebiella.
Qualche ora prima, tra tanti ragazzi, molti dei quali
extracomunitari che escono da scuola o vanno in mensa si aggira un loro coetaneo
in giacca e cravatta e un uomo canuto.
Giovane umile allievo e grande maestro assieme in quel di Città Studi, il plesso scolastico\universitario che ospita gli studi della prima emittente libera italiana.
“Telebiella, La prima in Italia” “La storia
della tv passa da qui” si trova scritto negli studi dell’emittente.
Si parla, si chiacchera, mi dà anche un passaggio sulla Telebiella Mobile,
un’utilitaria francese bianca, erede delle ben più mitiche Opel furgonate
bianche entrate nei libri di storia della televisione. Il tempo passa per tutti,
anche per le automobili, anche se alcune sono uscite dal quotidiano e sono
entrate nel mito.
C’è chi è arrivato con un congruo anticipo davanti al Teatro sociale, l’operosa Biella, alle 16 di un normale giorno lavorativo sembra come per magia fermarsi per accorrere alla manifestazione che ricorda quella magica esperienza di allora.
In terza fila accanto all’inviato di tvlocali.tv, c’è seduta un’elegante signora coi capelli rossi, che continua a chiedere: dov’è Sacchi, dov’è Sacchi?
Ci guardiamo in faccia e ci riconosciamo,”A ma sei tu Esposito? “ partono gli abbracci e i baci.
L’elegante signora che assiste con discrezione molto “piemontese” all’evento è da anni entrata nella storia della televisione.E’ la prima annunciatrice della televisione libera italiana, la “Fulvia Colombo delle tv private”; Ivana Ramella Pollone.Qualche giorno fa il suo storico primo annuncio è stato anche trasmesso da Matrix.
Tra di loro si chiamano “Il Sacchi” e “L’Ivana Ramella”, ma se Telebiella è una grande famiglia, ieri come oggi, loro ne sono senza dubbio la mamma e il papà.
La Famiglia Telebiella, ha però appena avuto un grave lutto. “Dedichiamo alcuni frammenti del video a Bruno Lauzi” dice la presentatrice e qualche secondo dopo sul videowall del teatro appare il noto cantante genovese.
“Io sono uno della tv scema è quella la frase che mi
sono detto da solo per andare a Telebiella, io sono uno della tv scema e voglio
essere il primo a fare la tv intelligente…”dice nell’intervista
realizzata una decina di anni fa Bruno Lauzi, il primo cantante di fama a venire
nell’emittente del patron Peppo.
Finisce la proiezione e sul palco appaiono tre persone eleganti coi capelli
bianchi. I loro nomi sono da anni nei libri di storia della televisione e di
diritto pubblico.
Sono nomi che si studiano a memoria nelle facoltà di Economia, Scienze Giuridiche e Scienze della comunicazione.
Frignani e Grizi. Quest’ultimo è il noto pretore che aprì la questione di legittimità costituzionale di Telebiella. Vengo a scoprire che negli anni settanta non ha combattuto solo questa importantissima battaglia di libertà, ma anche un’altra per una vicenda ancora più nota.
Poi sul palco, in giacca e camicia, e con un foulard al posto della cravatta (si è mai visto un tupackamaroz in giacca e cravatta?) Lui, l’Uomo, come si è autodefinito, nel romanzo scritto in terza persona “Il Crepuscolo della tv” ha gli occhi di tutta la platea puntati addosso.
“Il titolo è provvisorio, l’ho scritto qualche anno fa, oggi non c’è più neanche più il crepuscolo, oggi c’è la morte della televisione, la tv come noi la intendiamo non esiste più, oggi siamo su un piano di overdose”. E’ solo cambiato il colore, ma la folta chioma è sempre la stessa di 35 anni fa “Quando mi hanno detto che venivo qui, io ho avuto dei dubbi, ma qui è un altro film, da questo momento in avanti è la storia di un’illusione che ha portato a delle situazioni spiacevoli per quanto riguarda la cultura, certe volte anche l’intelligenza e la moralità della gente.”E parte l’applauso del caloroso pubblico, chissà mi chiedo se tra questi c’è qualcuno che faceva da spettatore al mitico Campanile in vasca, prima trasmissione della tv privata italiana.
“Questa partecipazione del film precedente non centra
nulla con il nostro film che è questo”-aggiunge Sacchi “Invece poi mi sono accorto che centra molto.
Ha fatto molto bene l’unione industriali a collegare i
due mondi,(il titolo del convegno è Televisione e Impresa n,d,r) cioè
l’industria e l’illusione della televisione libera in Italia, perché
proprio grazie all’Industria, Per non parlare di Giovanni Rana, chiunque abbia
contribuito a portare un apporto economico alle varie televisioni, in fondo ha contribuito alla crescita culturale
dei cittadini italiani.
Se non c’erano, non ci fossero o non ci saranno questi
contribuenti economici ad alimentare le televisioni, noi non potremmo vedere il
Grande Fratello, certi film, tutte quelle trasmissioni che qualcuno con un po’
di malizia ha definito trasmissioni pattume, tv spazzatura.
Non è vero, aumentano il sapere della gente, la sensibilità.La gente non deve più stare a leggere dei libri, non più parlare con gli amici, non deve più andare all’osteria.Ben venga questo genere di trasmissioni…
L’applauditissimo “Pirata Peppo” (la definizione non è nostra ma del più volte citato libro “Il Mucchio Selvaggio di Dotto e Piccinini) ha poi parlato a lungo di Internet.”Internet ti dà la possibilità di vedere le cose quando vuoi, come vuoi, io ritengo internet una forma di libertà”, concludendo ha comunque ricordato “che è sempre pericoloso dialogare con Peppo Sacchi”.
“L’unione industriali di Biella si è interessata e ha dato la sede a Telebiella per 3 motivi” ha detto prendendo la parola l’ing Frignani” Il primo Libertà assoluto di mercato, secondo per fare conoscere la realtà biellese, il terzo motivo e penso che sia stato determinante, creare un’attività per creare un’occupazione di persone nel mondo del lavoro e della comunicazione.Questi sono i tre motivi che hanno spinto l’unione industriali ad aiutare Telebiella.
“Uno strumento come Telebiella, allora per i 3 motivi che ho detto e oggi per altri motivi, è uno strumento che se ben gestito e ben condotto, essenziale allo sviluppo del biellese”.
Last but not the least ha preso la parola Giuliano Grizi, biellese di adozione dal 1956, passato alla storia del diritto per i suoi interventi presso la corte costituzionale che hanno comportato significative svolte giurisprudenziali recepiti poi in sede legislativa.
“Alla fine del 72 mi recai presso lo studio
fotografico Cremon, e mi incontrai con Sacchi, che mi investì in malo modo
chiedendomi se era ancora in vigore l’art 21 della costituzione perché a lui
non permettevano di impiantare i cavi di Telebiella.
Io gli risposi che poteva benissimo impiantare
l’impianto di Telebiella, bastava che chiedesse l’autorizzazione al comune
per il cablaggio sotto le strade, Peppo mi ascoltò e da li venne fuori tutto.
Immediatamente arrivò la denuncia, come arrivò la
denuncia io immediatamente l’archiviai, perché le leggi in vigore allora
risalivano al 1936 e vietavano solo gli impianti telefonici, telegrafici e
radiofonici.
La tv via cavo era una cosa nuova, e non rientrava in
nessuna di quelle categorie. E siccome c’era il principio di libertà che dice
che tutto quello che non è espressamente vietato è ammesso
Il governo dapprima prese per scherzo la cosa, ma si è uno scherzo che fanno a Biella, poi in breve non rise più nessuno.
C’era Andreotti presidente del consiglio, e nel governo c’erano i repubblicani, i social democratici e i liberali.”
Ma inquadriamo storicamente l’intervento di Grizi: era pendente in parlamento una legge delega che delegava il governo a raccogliere in testi unici la complessa normativa su alcune materie, era una sorta di semplificazione legislativa.
Il ministro Gioia fece questo decreto inserendo la tv via cavo, nel senso che stendendo il testo unico, anziché riprodurre l’elencazione dei media necessitanti di una autorizzazione amministrativa per essere posti in esercizio, usò l’espressione generica Telecomunicazione.
Il risultato fu quello di estendere il divieto anche alla
televisione via cavo. Con Decreto 9/5/73 il Ministro delle Poste Giovanni Gioia
disponeva quindi la disattivazione dell'impianto realizzato non essendo stata
rilasciata la concessione, e diffidava il Sacchi a procedere entro dieci giorni
decorsi i quali, in difetto, si sarebbe proceduto alla disattivazione d'ufficio.
”La Malfa disse, o via Gioia o via i Repubblicani, Gioia non se ne andò e
così cadde il governo”continua il pretore che aprì il caso Telebiella.
Non restava pertanto che sollevare l'eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 195 del nuovo Testo Unico (che aveva sostituito l'art. 178 di quello precedente) per violazione dell' art. 21 della Costituzione in quanto, se si escludeva, come mezzo di manifestazione del Pensiero, quello televisivo che nella società attuale è divenuto di gran lunga il più diffuso e penetrante, non si vedeva come potesse trovare attuazione il principio fondamentale di libertà sancito dalla Carta Costituzionale.
E’ stato poi il turno della premiazione da parte di Ermanno Rondi presidente dell’unione industriali di Biella.Tre eleganti targhe vengono consegnate a Grizi, Fringani e Sacchi. “trentacinquesimo anniversario della tv libera, dove non sussiste un principio per limitare deve vigere il diritto di libertà”Queste parole dell’avvocato Dall’Ora sono incise sulle targhe consegnate ai protagonisti.
“Io accetto questa targa, ma non vorrei prenderla io
questa targa, per un semplice se è nata Telebiella con tutte le conseguenze
positive\negative che ci sono lo dobbiamo a tutti i collaboratori che hanno
seguito quell’idea balzana che io ho avuto in un momento di follia.
Questa targa io la dedico a tutti coloro che hanno
collaborato e a tutti coloro che collaborano ancora oggi e ne abbiamo qui una
schiera, per continuare a mantenere accesa questa piccola fiammella di libertà.
Vorrei dire una cosa e non vorrei cadere nel patetico, chi ha collaborato
fisicamente, ha sempre avuto dietro alle spalle, premesso che la redazione
attuale di telebiella è tutta di donne, ma ci sono molte fidanzate, mamme,
mogli, nonne che hanno sofferto perché questi uomini sono venuti a collaborare
a telebiella togliendo del tempo alla famiglia, perciò io questa targa la
dedico a tutte le donne e la do all’Ivana Ramella.”
”Da soli non si può fare davvero nulla,-dice una commossa Ivana
Ramella mentre ritira il premio sul palco,- la televisione è uno dei campi
in cui è indispensabile la coralità, ma mentre le altre poi la sera andavano a
casa, io dovevo rimanere li con Peppo, e vi assicuro che non è molto facile.”
Cala poi il sipario sulla festa per l’anniversario dei 35 anni di telebiella. In molti vanno a stringere la mano a Peppo Sacchi, mentre inginocchiato sul palco stringe le mani autorità, cittadini biellesi o semplici curiosi.
E’ tardi è buio e freddo devo rientrare a Milano, e vado
anche io a salutare il grande maestro Peppo. “We chiamami mi raccomando,
una volta rompevi i cojoni più spesso, adesso stai diradando le tue telefonate,
mi fa piacere riceverle, guarda che ci conto..”
Tranquillo Peppo, non mancherò di “disturbarti ancora”... hai ragione che
è pericoloso dialogare con Peppo Sacchi, ma forse è più pericoloso, se mi
permetti non dialogarci.